«Lavorare ci ha restituito la nostra vita»
MILANO «La pena non si sconta a porte chiuse». Con questa idea, i responsabili di Expo hanno coinvolto nel lavoro come volontari una cinquantina di detenuti, ospiti del vicino carcere di "Bollate". Le due strutture sono confinanti. Uomini e donne, fin dall'inaugurazione sono impegnati nei padiglioni e come addetti alla viabilità esterna. Molti di loro hanno quasi finito di scontare la pena, in alcuni casi anche piuttosto lunga. Escono dalla cella la mattina indossando la divisa dell'Expo, attraversano la strada e dopo i controlli entrano nei varchi. Alle 18 rientrano in cella. Si tratta di un progetto di reinserimento, non solo lavorativo. Queste giornate servono soprattutto ad un reinserimento sociale dopo anni vissuti in cella a contatto solo con altri detenuti e agenti. A Ferragosto, Roberto Arditti, responsabile delle relazioni istituzionali di Expo, ha voluto consegnare personalmente confezioni di gelato offerte ai detenuti da "Algida", partner dell'esposizione universale. «Siete nostri vicini e vogliamo dirvi "grazie" per il contributo che date ogni giorno ad Expo», ha spiegato Arditti in una delle sale del carcere. Attraverso di lui, gli ospiti dell'istituto di pena di Bollate hanno chiesto ufficialmente ad "Algida", la possibilità di aprire un varco lavorativo per ex detenuti. Molti di loro hanno imparato a fare i pasticcieri, i cuochi, i liutai. Ma Bollate non è un carcere qualunque, è un modello di eccellenza, voluto dall'ex direttrice Lucia Castellano, in un paese condannato dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo per "trattamento inumano e degradante dei carcerati". 1.200 "definitivi", un braccio maschile e uno femminile messi nello stesso edificio, porte delle celle che si chiudono solo la sera. Qui gli educatori sono 12 e si parla di "custodia attenuata" per i detenuti che hanno alle spalle condanne pesanti, tra loro anche ergastolani. Qui c'è una scuderia di cavalli che si vedono pascolare anche all'esterno, laboratori di pasticceria e perfino una piccola impresa di catering di alto livello che ha già realizzato 500 eventi. Ma è dalla forte integrazione con il territorio, che è nata la collaborazione con Expo che consente ad alcuni di loro di lavorare all'esterno. Daniele, che uscirà da Bollate il prossimo anno, ha raccontato: «Quando la prima volta ci siamo trovati nei viali con indosso la divisa dell'Expo, ci siamo sentiti frastornati. Dopo tanti anni di silenzio, abbiamo ricominciato a sentire i rumori, vedere le persone passeggiare, camminare, mangiare un gelato. Tutto questo ci ha aiutato a riabituarci alla normalità. Alla vita». (f.cup) ©RIPRODUZIONE RISERVATA