L’OPINIONE

(segue dalla prima) contro gli immigrati sono stati esibiti nel Veneto, quasi che in questa regione si concentrasse una massa enorme di extra-comunitari. Non era e non è così. La regione italiana che presenta la maggior quota di immigrati regolari è infatti l'Emilia-Romagna, seguita dalla Lombardia e dall'Umbria, Il Veneto si situa al 4° posto, però assai vicino alla sua quota ci sono la Toscana, il Lazio, le Marche, regioni dalle quali - a parte Roma soprattutto per i centri di accoglienza - non si segnalano insofferenze esasperate. Le provincie dove più alta è la percentuale di immigrati regolari (i clandestini, valutati sui 300.000 in tutto, non spostano i valori di base) risultano Prato col 15,8 %, la Chinatown italiana, seguita da Piacenza (14,2) e da Reggio Emilia (13,2) appaiata a Brescia, quindi Modena, Mantova e Parma, al 13,1% come Milano. Un dato che da solo spiega il parere critico («Ci vuole più umanità») espresso dal sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, nei confronti della linea dura sfoderata improvvisamente da Grillo sui migranti. La prima provincia veneta in questa classifica è Verona al 14° posto soltanto, alla pari con Ravenna, con l'11,9 %. Treviso, che tante volte, specie col sindaco leghista Gentilini (quello che voleva sparare agli extra-comunitari «come ai leprotti»), ha suscitato scandali è al 18° posto superata dalla stessa Perugia con l'11,6 % e Vicenza al 24° viene sopravanzata da Forlì-Cesena. Proprio a Forlì, in piazza Saffi, mi è capitato di recente di veder pedalare in scioltezza sulle loro bici, verso la mezzanotte, un paio di africani e una giovane indiana o bengalese diretta a casa. Credo che occorra proprio parlare di una diversa «cultura dell'accoglienza», di una differente sensibilità civica e sociale nei confronti dell'integrazione. Dalle tre regioni a maggioranza di centrodestra - Lombardia, Veneto e Liguria - si sono levati dei «no» sonori contro la richiesta di accogliere una parte, neppure preponderante, dei profughi che ogni giorno arrivano, a ondate, dalla sponda libica e che sappiamo, per gran parte, soltanto in transito dall'Italia. «Abbiamo già dato, fin troppo», è stata la risposta di Maroni, Zaia e Toti. Le cifre già esposte (la prima provincia ligure per presenza di residenti stranieri è Imperia, addirittura 29ma) smentiscono quel «no». E quelle sui profughi men che meno: per ora questo continuo flutto umano si è scaricato soprattutto sulla Sicilia con un quarto abbondante degli arrivati, seguita dal Lazio, cioè da Roma, col 13%, poi viene la Puglia insieme alla ricca e insofferente Lombardia, quindi Calabria e Campania. Il Veneto di Zaia ne ospita meno di Piemonte ed Emilia-Romagna, figurando alla pari della Toscana col 4%. E la Liguria? Col suo 2% è sullo stesso livello della derelitta Sardegna colpita da licenziamenti a catena e che a Carbonia, per esempio, ha mostrato di saper accogliere con commovente umanità questi reduci da guerre, fame, torture, malattie. Matteo Salvini ribatte alla Chiesa: «Mi sono rotto le scatole». Un vero filosofo. Forse dovrebbe informarsi un po' meglio (lo dico da non credente) sul lavoro incessante della Caritas o su quello per i rifugiati politici dispiegato a Roma - dove ve ne sono almeno 3.500 - dai Gesuiti del Centro Astalli. Ogni giorno almeno 400 pasti caldi vengono distribuiti in via Astalli, ad un passo da Palazzo Grazioli. Ma forse anche informarsi è una «rottura di scatole». ©RIPRODUZIONE RISERVATA