Ponte romano, non ci sono fondi
CANDIA La Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia non dispone dei soldi per studiare i resti del ponte di epoca romana emersi dal letto del fiume Sesia. Lo ha confermato ieri mattina Rosanina Invernizzi, funzionario della Soprintendenza responsabile della provincia di Pavia, in un veloce sopralluogo nella zona al confine fra i Comuni di Candia (frazione Terrasa) e Langosco, sulla sponda lomellina, e di Mantie, frazione del Comune vercellese di Motta de' Conti situata in territorio lomellino. Sul posto anche il sindaco di Candia, Stefano Tonetti, e Giovanni Reina, presidente della sezione vercellese di Italia Nostra. «Il sopralluogo – spiega Tonetti – è stato incerto fino all'ultimo a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua per via delle recenti piogge: comunque la dottoressa Invernizzi ha verificato i reperti dalla sponda del fiume, ma ha escluso che la Soprintendenza possa intervenire a causa della mancanza di fondi». La presenza di questo ponte, probabilmente risalente al I secolo dopo Cristo, era segnalata sulle mappe antiche, ma è venuta alla luce solo nei giorni scorsi grazie al periodo di magra che stava attraversando il Sesia. Il guado della zona di Langosco, Mantie e Terrasa era utilizzato già in epoca preromana, quando la Lomellina era abitata dai Liguri e dai Celti, ma solo nel I secolo dopo Cristo i romani costruiranno un ponte stabile per traghettare soldati, animali e mezzi lungo la Strada Regina. La delegazione vercellese ieri ha chiesto a Rosanina Invernizzi di rimuovere alcuni reperti per studiarli a tavolino. «La dottoressa Invernizzi – riporta il sindaco di Candia – si è opposta sostenendo che tutto deve rimanere com'è, sebbene coperto dalle acque del fiume. Speriamo che in futuro la Soprintendenza possa trovare i finanziamenti e, sfruttando una delle prossime asciutte del fiume, esaminare questi reperti in modo scientifico e accurato. Per la Lomellina sarebbe un evento straordinario». L'arteria stradale che attraversava il ponte di Mantie, nota anche come Strada Pavese, rappresenta un glorioso pezzo di storia di Pavia e della Lomellina: partiva appunto da "Ticinum" (Pavia) e, attraverso Dorno (luogo di sosta per il cambio dei cavalli), Lomello (stazione di posta) e Cozzo, attraversava il Sesia proprio fra Langosco, Mantie e Terrasa. Da qui il percorso si biforcava nelle direzioni sia di Vercelli e di Aosta sia di Torino: in epoca imperiale era la via di comunicazione principale fra Pavia, Torino e i passi delle Alpi Cozie, prima di arrivare nelle Gallie (attuale Francia). Umberto De Agostino