«Aggrappati a un barile per ore» Così sopravvivono i naufraghi

ROMA Un'altra giornata di sbarchi, emergenze, arresti, naufragi e salvataggi in mare. Il maltempo non ha bloccato la tragedia che ogni giorno e ogni notte si consuma nel Canale di Sicilia, fino al largo delle coste libiche. Mentre i sopravvissuti all'ultimo naufragio, alcuni rimasti per ore aggrappati a un barile, sono stati tratti in salvo da un elicottero della Marina militare italiana, gli sbarchi sono continuati. Ieri mattina il mercantile "Phoenix", battente bandiera del Belize, ha portato a Pozzallo, in Sicilia, 232 migranti che viaggiavano su due imbarcazioni strapiene. Poche miglia più distante, la nave svedese "Poseidon" con a bordo 417 persone è attraccata al porto di Reggio Calabria. Non si ferma l'attività umanitaria e nemmeno quella della polizia che solo ieri ha fermato tre scafisti in Sicilia. Uno di loro ha appena 16 anni. E questo è solo il racconto di quanto accaduto negli ultimi due giorni e due notti. Dall'Italia alla Grecia. Nell'isola di Kos, nel Dodecaneso, non si placa la tensione per gli sbarchi di migranti, soprattutto siriani e afghani, che ogni giorno arrivano dalla vicina Turchia e che aspettano lì i documenti per proseguire il viaggio verso altri paesi europei. Dopo la rivolta e gli scontri scoppiati martedì nella zona del porto e allo stadio tra migranti e agenti, il capo della polizia greca, Dimitri Tsaknakis, ha inviato sull'isola due squadre di agenti antisommossa e altri 250 agenti trasferiti dalle isole vicine. Nel frattempo, il ministro di Stato, Alekos Flabouraris, ha annunciato che una nave da crociera con capacità di ospitare 2.500 persone sarà mandata nell'isola dell'Egeo e ancorata nel porto principale. La nave sarà convertita in un centro per accogliere i migranti e gestire i loro arrivi. Fino ad ora ragazzi e ragazze, ma anche intere famiglie che si erano accampate con le tende nei giardini pubblici e nelle aree di parcheggio, sono stati rinchiusi nello stadio di Kos, trasformato in uno solo giorno in un provvisorio centro di raccolta e di distribuzione di documenti. Gli sbarchi di cittadini siriani non si fermano nemmeno in Grecia. Altri due gommoni sono sbarcati poco prima dell'alba su una spiaggia nella parte orientale di Kos, mentre una motovedetta ha portato a riva circa 50 persone. Dramma anche in Francia. Ieri, all'alba un altro giovane eritreo è morto mentre tentava di oltrepassare il tunnel sotto la Manica saltando sopra una navetta merci in movimento. Caduto, è stato travolto. Insieme a lui, c'erano una quarantina di migranti. Dal primo di giugno è il quarto ragazzo che muore a Calais, zona che i migranti vogliono lasciare a ogni costo. Storie e drammi che si intrecciano e si confondono. Impressionante il numero di migranti che da gennaio al 31 luglio, l'Italia ha dovuto riprendere: 12.456. I paesi confinanti volevano mandarne indietro 16.305, ma è stato dimostrato che 4mila non erano arrivati in Italia. Una parte di Europa come una torre di Babele con un popolo di rifugiati, richiedenti asilo, migranti, profughi. Arrivano, passano la frontiera, vengono rispediti indietro. Un popolo al momento senza diritti. (f.cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA