Hiroshima chiede la pace «Stop ai test atomici»

di Marianna Bruschi wROMA Otto e quindici. Cala il silenzio. Dura un minuto. Otto e sedici. E il mondo rialza la testa. Il mondo che nel giorno del ricorso osserva la folla a Hiroshima nel parco che oggi è verde, di prati e alberi. Proprio lì dove il cratere della bomba atomica sganciata il 6 agosto 1945 aveva annientato la vita. La testa la tiene alta ogni sindaco di Hiroshima che dal 1968 ad oggi ogni volta che viene svolto un test nucleare nel mondo scrive una lettera con l'augurio che quello sia l'ultimo. Ancora scrive. E ancora spera. Settanta anni dopo il Memoriale della Pace è un luogo di silenzio, oltre il minuto istituzionale. Non c'è nulla da dire. Nel museo sono conservati i vestiti bruciati, gli oggetti fusi, incastrati nell'asfalto. Bruciati, annientati sono stati gli uomini, le donne, i bambini. I bambini. Un monumento li ricorda. Sono morti perché non erano a scuola. Erano all'aperto, al lavoro, per la demolizione delle case da cui ricavare materiale utile per la guerra. Il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, non ha menzionato nella Dichiarazione sulla Pace letta durante la cerimonia le contestate norme sulla sicurezza in discussione al parlamento, che consentiranno al Giappone per la prima volta dal dopoguerra di esercitare il diritto di "autodifesa collettiva", ma ha ricordato il pacifismo perseguito dal Paese per 70 anni. E ha chiesto di promuovere nel mondo la via della pace sancita dalla Costituzione nipponica, il cui articolo 9 rinuncia per sempre alla guerra e all'uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Pace a Hiroshima è una richiesta affidata anche ai bambini. Attorno al monumento dedicato a Sadako Sasaki si muovono leggere migliaia di gru colorate. Sadako aveva 2 anni il 6 agosto 1945. Nessuna ferita apparente. A undici anni si è ammalata di leucemia, conseguenza delle radiazioni. Nel letto dell'ospedale iniziò a realizzare delle gru, si circondava di questi origami. Voleva arrivare a mille perché secondo una leggenda questa era la cifra per poter vedere realizzato un desiderio. E il suo desiderio era diventare grande. La malattia l'ha divorata prima di riuscirci. Ma ancora oggi bambini di tutto il mondo costruiscono gru di carta, le intrecciano e le spediscono a Hiroshima dove vengono installate attorno alla statua dedicata alla piccola Sadako. Ci sono persone ferme in preghiera, il capo abbassato, le mani giunte. La fiamma del ricordo brucia perenne. Monito sempre vivo è la cupola dell'ex camera di commercio, l'a-bomb dome. Costruzione spettrale, l'unica rimasta e lasciata in piedi dopo la devastazione della bomba atomica. Quello scheletro è l'immagine sempre viva del dolore. Più forte di ogni fotografia. @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA