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PAVIA Il Borgo Basso vuole vivere n Ho letto la lettera dell'altro giorno dal titolo: "Borgo Basso, chi decide non sa quel che fa" e volevo, come residente di Via Milazzo, dissociarmi totalmente. Non appartengo alla minoranza visto che sono nato e da sempre abito in ia Milazzo; e per i seguenti motivi: la via non reggeva il traffico nei due sensi di marcia, oltre alle auto parcheggiate lato fiume; le auto transitavano sopra il marciapiede con costante pericolo per i pedoni; la via era diventata una comoda area di parcheggio gratuito per chi, venendo da fuori, andava in centro; la via, con il troppo traffico e con l'erosione del fiume, ha dato segni di evidente cedimento; Via Milazzo, il Borgo Basso, non è un luogo qualsiasi, è parte integrante del centro storico, con le sue tradizioni e particolarità, e come tale va difeso e valorizzato. L'attuale modifica alla viabilità ha chiesto a noi residenti 400 metri in più di tragitto. Un'inezia. Sono favorevole alla razionalizzazione del traffico in Via Milazzo e condivido l'iniziativa dell'Amministrazione Comunale. Il Borgo Basso del 1900 non è quello del 2015. Nel 1900 "ghera i carett ades ghè i suv"; se la strada dell'argine è pericolosa aiutiamo gli abitanti della Battella, della Frua e di Travacò che per andare a casa, tutti i giorni, rischiano la vita; e per quanto riguarda la benzina il conto è presto fatto: il costo annuo è un un bel 40 euro. E' proprio vero, qui non ci sono gli indigeni ed i trapiantati, qui c'è chi il Borgo lo vuole vivere e chi lo vuole solo usare. Con affetto a tutti i borghigiani Giorgio Spallarossa Pavia SENTENZA Giusta tassa per le scuole cattoliche n Vorrei esprimere la mia opinione sul caso Imu che dopo la sentenza della Cassazione lo Stato vorrebbe far pagare alle scuole cattoliche. Non è questione di essere cattolico o meno, è questione di giustizia sociale, perché da qualche parte c'è scritto: "la legge è uguale per tutti". Quando alcune categorie scioperano si sente dire da tanta gente che c'è troppo corporativismo, che vogliono difendere il loro potere e non rinunciale a nulla. Mi pare che anche i vescovi sono caduti in questa tentazione, che anche se è un peccato veniale, quindi meritevoli di perdono, è pur sempre un peccato. Appena la Cassazione ha detto che l'Imu devono pagarla anche le scuole cattoliche, hanno sollevato un polverone. Secondo me è una delle sentenze meno cervellotiche della Cassazione. Ripeto, non è questione di essere cattolico o meno, è questione di uguaglianza e di rispetto verso tutti i cittadini acui lo Stato impone di pagare le tasse. I vescovi dicono che le scuole cattoliche divulgano cultura attraverso l'insegnamento e non fanno commercio. Ma come, le scuole pubbliche non divulgano cultura? Studiamo tutti gratis? Se fosse così sarebbe giusto non far pagare l'Imu, ma non mi risulta che sia così, anzi mi pare che le rette siano salate, anche perché queste scuole sono frequentate da genitori benestanti. Quindi hanno un ricavo e quindi è giusto che come gli altri paghino le tasse. L'Imu la deve pagare soltanto chi con sacrifici è riuscito a comprarsi una casa? Non mi pare che questo sia commercio, però lo Stato impone di pagare le tasse. Giuseppe Lanfranchi Pavia CASO COCORICÒ Ipocrisia di fronte a un morto per droga n Ho appreso con sgomento dell'ennesima vittima della droga,un sedicenne e i giudici decidono di chiudere per quattro mesi la discoteca Cocoricò di Riccione. Personalmente penso sia una decisione sbagliata ed ipocrita. Sarebbe auspicabile invece un atteggiamento fortemente repressivo nei confronti degli spacciatori, dispensatori di morte, attraverso un servizio d'ordine che ne favorisca l'arresto. Per costoro che promuovono la "cultura della droga " proporrei pene severissime e non farei un distinguo fra droga "pesante "e "leggera". La droga è droga. Punto e basta. E poi la scuola dovrebbe fornire ai ragazzi non solo informazione, ma formazione. Aldo Lazzari Pavia UNIVERSITÀ I corsi di filosofia con nuovo potenziale n Vedo con grande piacere che il Rettore, anche su questo stesso giornale, ha fugato autorevolmente le mie preoccupazioni per i corsi di filosofia all'Università di Pavia, comprendendo anche molto bene la natura delle mie ansie: i corsi sono dunque solidi e non c'è alcuna preoccupazione né ora né in futuro per la loro sorte. Mi pare dunque che la governance dell'ateneo pavese sappia trarre il meglio dalla legge Gelmini e evitarne quei possibili effetti negativi che io paventavo nell'articolo comparso giorni or sono sulla Provincia. Come presidente da molti anni del consiglio didattico dei due corsi di laurea in filosofia (triennale e magistrale) mi ero preoccupato un po' troppo e quindi ho certo dato un allarme esagerato che spero sia stato tuttavia utile. Ora dico con serenità e sicurezza che i due corsi di laurea triennale e magistrale saranno ancora più forti dal nuovo anno accademico: tante lezioni capaci di insegnare a pensare "criticamente" a tutti gli studenti, apertura al mondo esterno con crediti acquisibili attraverso stage in aziende e scuole e grazie a partecipazioni a convegni sia filosofici sia organizzati da istituzioni, aziende e strutture pubbliche o private facenti parte del mondo del lavoro e della produzione, acquisizione di lingue straniere, crescente internazionalizzazione di tutto il corpo docente e degli studenti, organizzazione costante di convegni, seminari e conferenze specialistiche e su temi di attualità. E di altre possibili novità parlerò con il Rettore che incontrerò dopo l'estate. E segnalo ai nuovi potenziali studenti: è noto come la filosofia alimenti il pensiero critico e l'attenzione per le idealità culturali, ma ho potuto io stesso constatare in più occasioni che gli stessi imprenditori e datori di lavoro in generale hanno imparato ad apprezzare i laureati in filosofia, perché particolarmente dotati anche di capacità del tutto "pratiche" quali flessibilità, autorganizzazione e speciali abilità nella risoluzione di problemi. Lorenzo Magnani Università di Pavia PAVIA Cassonetti sporchi città trascurata n I cassonetti dei rifiuti posti in via dei Mantegazza sono invasi dalle api, oltre che circondati da erbacce alte quasi un metro. Sarebbe ora di dare una pulizia a tutto, lavando anche i cassonetti. Ci stiamo adeguando allo standard di alcune grandi città in modo negativo. E' ora di darsi una sveglia. Ma che città vogliamo diventare? Giorgio Veronesi Pavia DIALETTO La curiosità del Luigino n Al Luigino a l'è un brav fiulìn, / l'ha cumincià 'ndà a scola, ma da pòch / a l'è un mò ingenùv, con un bèl facìn, / a guardagh bén a l'è un mò un farlòch. Un cumpagn püsè sgamà che lü / al gh'ha mis in d'la tésta un bèl suspèt: / " At sé parchè papà e mama is sàran sü / in d'la so stansa quand i van in lèt? S'at vö levat al dübi, dam da trà, / staséra va a guardà, sensa pagüra, / quand jen in let sa l'è ch'jen a dre fa, / smicia ben, dal büs 'd'la seradüra." Quand l'è turnà a scola l'indumàn / al g'ha cüntà s'l'ha fat cul sò amiš, / qual ch'l'ha vist , ma da por patàn, / sensa riès, però, a vès preciš. "Mi ho no capì bén s'è chi fašivan, / però 'dès sum sicür che i genitur / jen no propi edücà, cume i dišivan, / certo i dan no l'esempi, propi lur / ch'jen pront a castigàm se mi par caš / a'm mèti i man in buca o i did in dal nàš!" Agostino Faravelli Pavia