L’INTERVENTO
(segue dalla prima) Il divertimento sognato dal lunedì al venerdì è stringere una ragazza, stordirsi di musica e di luci, perdere il contatto con questo mondo ed entrare in quell'altro, tu e lei, nel mondo della gioia. Per staccarsi da se stesso e diventare un altro occorre la spinta di una sostanza chimica, esattamente come quella che aveva inventato e sperimentato il Dottor Jekyll per trasformarsi in mister Hyde. Una sostanza chimica che chi la sperimenta non sa mai che cos'è. E spesso neanche chi la vende. Iniettarsi o ingoiare o inspirare questa sostanza è come tentare la roulette russa. Se è suonata la tua ora, muori sul posto o poco lontano, in quel momento o poco dopo. Sono ragazzi che sentono la loro vita come vuota, e vogliono riempirla subito mettendoci tutto. I ragazzi la cui vita contiene qualcosa (credono in Dio o in un partito politico o hanno un lavoro che gli piace o una ragazza che gli piace), non sentono questo impulso a tentare il tutto per tutto. La droga è un riempitivo. Una vita piena non è tentata dalla droga. La discoteca è il luogo dove cambi corpo. Col nuovo corpo, alterato dai suoni psichedelici e dai lampi accecanti, stringi l'altro corpo, il corpo dell'altro sesso, e tutta la tua sensibilità si concentra sugli organi del contatto: le braccia, le mani, le dita. Ci sono droghe, diffusissime nel sabato sera, che potenziano la sensazione dell'abbraccio. Tu balli stringendo una ragazza, e tutto il tuo corpo va in delirio. Ti pare che nella vita non proverai mai nulla di simile. La ragazza che stringi, e magari la vedi per la prima volta, ti sembra il traguardo del tuo destino in terra. Se tutto va bene, la pensi poi per giorni e giorni. Sei in blocco cerebrale. In America vendono magliette (qui non le ho ancora viste) con la scritta: «Non sposarti prima che sia passato un mese dall'ultima ecstasy». L'ecstasy dà questo effetto, che esplode come un lampo nel cervello, un flash. Il distacco dal mondo dura un quarto d'ora, ma per tutta la notte resti segnato, non torni più quello di prima. In una discoteca non lontano da dove abito, la polizia, in un controllo massiccio, un sabato notte, ha trovato 12mila pasticche di ecstasy. Non sono 12mila cervelli di ragazzi che sarebbero andati in tilt perché ci sono anche quelli, troppo avanti con l'uso delle droghe o troppo indietro (mai provate prima), che prendono due o tre o quattro pasticche di fila, una dopo l'altra. Rischiano il coma, e poi si mettono in lista per un trapianto di fegato. La droga è consustanziale alle discoteche, a certe discoteche: quella che adesso han chiuso per quattro mesi aveva inaugurato il sistema di accogliere i clienti schierando all'entrata, molto stretta, un ragazzo e una ragazza nudi, in modo che chi entrava strisciava sui loro corpi. È il passaggio dal di qua al di là, da un mondo a un altro, da una morale a un'altra. Il messaggio è: «Qui è tutto diverso, sii diverso anche tu, cambia corpo». Controllare i luoghi di spaccio è difficile, perché molte volte lo spaccio non avviene di straforo, all'insaputa dei buttafuori, ma avviene con la loro complicità. In teoria i buttafuori dovrebbero espellere i facinorosi, compresi gli spacciatori, in realtà qualche volta sono loro stessi gli spacciatori. Ho lavorato anni nel primo Cad, Centro Anti Droga, regionale istituito in Italia, nel Veneto, e ricordo quegli anni come pura disperazione. Non sapevamo dove fosse il motore del fenomeno. Forse è nell'"affare". La droga è un affare colossale. Combattere contro la droga vuol dire combattere con poche migliaia di euro contro milioni. Perciò perdiamo sempre. Noi usiamo la scuola e la polizia, ma la vera arma da combattimento è la finanza.