Big Ambrogio canta per Salice

SALICE TERME Tornerà a cantare a due passi da casa dopo anni di grandi successi in tutto il mondo una delle voci liriche italiane più acclamate dell'ultimo decennio: è il baritono pavese Ambrogio Maestri che, prima di cominciare l'Aida all'Arena di Verona, questa sera sarà alla "Buca" di Salice Terme. Un evento eccezionale per Maestri che rientra nella rassegna "Salice Musica Festival", organizzata dal Comune di Godiasco-Salice Terme. Unica data a pagamento della manifestazione (15 euro, prevendite alla "Nuova libreria Il Delfino" di Pavia, in municipio a Godiasco, all'edicola "Camatti" di Salice Terme, nel negozio "Stereodisco" di Voghera e all'agenzia di viaggi MaxErre, al centro commerciale "Iper" di Montebello della Battaglia) vedrà il cantante impegnato in un repertorio nazional-popolare che esula dai ruoli che è solito portare in scena. Ne parla lui stesso. Dunque, per lei un repertorio inusuale... «Con il maestro Enrico Zucca che mi accompagna al pianoforte, ho deciso di eseguire solo brani che chiunque conosce: allegri e divertenti. Cantando quasi esclusivamente per l'opera, raramente riesco ad esibirmi fuori dai teatri tradizionali, e quando me lo propongono accetto sempre volentieri proprio perchè mi consente di spaziare». Cosa c'è di diverso tra il cantare in teatro o in piazza? «A teatro indossi una maschera, sei un personaggio e lo devi interpretare. In una piazza, senza nessun costume nè trucco a coprirti, ci sei solo tu: nudo e crudo davanti al pubblico, con il difficile compito di farlo divertire». Il suo rapporto con Pavia e con l'Oltrepo? «È ottimo. Non ci vivo più per questioni di lavoro, ma torno appena posso: a Pavia ho mia madre e tanti amici; sulle colline oltrepadane invece mi aspettano sempre salame a agnolotti al brasato». Divenuto famoso nel ruolo di Falstaff, lei negli ultimi quattordici anni ha interpretato tanti personaggi diversi. A quale si sente più legato? «Sicuramente il Falstaff, non solo per le molte soddisfazioni che mi ha dato, ma anche perchè mi insegna ad essere sempre più attore, oltre che cantante. E poi in Falstaff ci sono i piaceri della vita, il buon vino, le donne: e anche se la solitudine incombe, l'opera finisce in allegria, tra risate e tavole imbandite. Se ci fosse un po' di Falstaff in tutti noi, credo, si vivrebbe molto meglio». C'è un ruolo che vorrebbe ancora interpretare? «Parecchi a dire la verità. Mi hanno sempre detto che ho il fisico e la vocalità adatta per interpretare ruoli del repertorio tedesco, per esempio, ma per ora la lingua è un grande ostacolo. Tra i ruoli italiani penso al Tabarro e ad altre opere di Puccini, ma pure a tanti personaggi buffi del repertorio di Donizetti». Nel 2012 è approdato al cinema con "Magnifica Presenza" di Ozpetek. Com'è stato? «Molto faticoso. Il cinema è una cosa del tutto diversa dal teatro, non hai il riscontro del pubblico e devi mantenere costantemente una grande concentrazione. Però mi è piaciuto molto: è un'esperienza che ripeterei in un ruolo un po' buffo, così come sono io». Serena Simula