Mattarella: «Nessun uomo solo al comando»
di Nicola Corda wROMA Il riferimento a "nessun uomo solo al comando", per il presidente Sergio Mattarella non è casuale. Un passaggio che vale in generale per tenere saldi i cardini della democrazia e il funzionamento delle istituzioni, ma anche riferito a se stesso o forse a tutti quelli che evocano sistematicamente pericoli autoritari. Il capo dello Stato alla sua prima cerimonia del "Ventaglio", tradizionale saluto prima delle ferie estive con la stampa parlamentare, vola alto. Forse delude chi si aspettava riferimenti specifici alle vicende di questi giorni come le intercettazioni, ma in un lungo intervento evidenzia quel suo ruolo di arbitro che non sconfina in altri poteri. «Le regole della Costituzione vanno rispettate perché sono il presidio della democrazia, vanno rispettate tutte», dice Mattarella e tra queste c'è anche «il rispetto dei propri limiti e delle competenze altrui»perché troppo spesso nel Paese si verifica una tendenza a «penetrare nell'ambito di competenze altrui, ad appropriarsi di funzioni che spettano ad altri». Anche il presidente della Repubblica è soggetto a restare in questi confini delimitati dalla Costituzione «non ha poteri di veto e non può intercettare o bloccare scelte politiche che spettano a governo e Parlamento». Non si tratta di paletti di protezione intorno al governo ma un richiamo sempre utile a chi in troppe occasioni chiede un intervento del Quirinale per ragioni squisitamente di parte. Tuttavia il presidente si augura che «il processo di riforme Costituzionali vada in porto» con i due obiettivi essenziali: l'efficienza dell'assetto istituzionale e la partecipazione. Un traguardo necessario per dare al governo più respiro e per incoraggiare e sviluppare i segnali di ripresa e Mattarella chiede di sfruttarli in modo opportuno: «Non si può abbandonare un'intera generazione di giovani, il Meridione, e non si può dimenticare che il lavoro per tutti è un principio della nostra Costituzione». Efficienza delle istituzioni e legalità strettamente connessi, la lotta alla corruzione e alla criminalità mafiosa «restano una priorità assoluta, sono pesi che gravano sui nostri giovani e sul loro futuro». I principi della solidarietà richiamati per «un'Europa in affanno» che sul dramma dei profughi «non fa ciò che dovrebbe, ciò che la sua storia, la sua civiltà richiedono». Una comunità che dovrebbe avere più coraggio e saggezza, «uscire dalla stretta dei sentimenti populisti e angusti egoismi, originati da un presunto ed erroneo interesse nazionale». Guardare avanti con fiducia è l'appello del presidente che cita la Bibbia per «non fare come la moglie di Lot che diventa una statua di sale perché guarda indietro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA