Fiumicino al collasso tra bivacchi e proteste

di Andrea Scutellà wROMA Nell'aeroporto dei veleni, alla fine s'incendia anche la rabbia dei passeggeri. Esasperati da cancellazioni e ritardi, prigionieri dello scalo di Fiumicino per più di una notte, i viaggiatori hanno gridato il loro malcontento, aggredendo verbalmente gli operatori. Il raptus di una donna ispanofona si è rivolto contro gli addetti al desk: «Hijos de puta, hijos de puta» ha gridato a squarciagola, sporgendosi dalla scrivania. In alcuni casi sono stati i lavoratori a perdere le staffe: come successo alla hostess che ha spintonato un passeggero che, protestando, le aveva intimato di tacere. I maggiori disagi si sono registrati proprio all'interno dell'ormai tristemente celebre Terminal 3, dove si respira ancora l'odore di bruciato dovuto al rogo del 7 maggio, nonostante le zone interessate dall'incendio siano state sigillate e le analisi dell'Asl -non più pubblicate online dalla terza tornata in poi- siano sotto i limiti tollerati. I lavoratori, però, indossano ancora le mascherine di protezione - che a fine turno, secondo il sindacato Usb, si colorano di un inquietante nero - e in alcune zone vige il divieto di lavorare per più di 4 ore consecutive. Così è bastato l'incendio alla vicina pineta di "Coccia di Morto" dell'altro ieri, subito sedato, per gettare di nuovo nel caos lo scalo già ai limiti dell'esplosione. Secondo la Forestale il rogo è stato generato a partire da un cumulo di cassonetti. Non si esclude l'ipotesi del dolo. Situazione aggravata dal black-out intercorso tra le 11.47 e le 12.10. «Il guasto si è verificato a causa di un corto circuito presso una cabina di media tensione di Porto. Si sono registrati pochi disagi in quanto molte attività operative hanno continuato a funzionare anche durante il blac-kout», ha fatto sapere Aeroporti di Roma. Ma tanto è bastato per allarmare ancor di più i passeggeri già fuori dai gangheri. Quelli che hanno passato la notte all'aeroporto si riconoscono dalle occhiaie, quelli che aspettano da 3 ore o più la partenza del loro volo, dall'espressione truce. Poi ci sono i disorientati: appena arrivati, ma stupiti dalle code chilometriche al check-in della Vueling, che rasentano numeri da botteghino per la finale di Champions League. I controlli del T3 non sono da meno, la situazione è più contenuta invece al T1 e al T2. In molti sono sdraiati a terra, bloccati nello scalo da chissà quanto tempo. «Abbiamo già perso una notte pagata a Palma de Mallorca. Siamo qui da quasi 24 ore», raccontano quattro ragazzi sconsolati, seduti di fronte ai banchi dell'accettazione della low cost spagnola. «Siamo arrivati da Firenze alle 14 di ieri, avevamo l'aereo alle 16.45. C'è stato spostato prima di due ore, poi alle 20 e infine è stato cancellato. La compagnia ci ha mandato in un albergo a Fiuggi, a due ore di pullman da qui. Forse ci faranno partire per Ibiza e poi da lì dovremmo prendere un altro volo. Ma non sappiamo ancora niente», spiegano. Elfie, invece, è una ragazza francese che siede insieme alla sua comitiva a terra, proprio vicino l'area sigillata del T3. A guardare bene è possibile vedere che la parte bassa dei teloni è aperta, forse per permettere agli addetti l'entrata. «Avevo l'aereo per Parigi alle 20.30 di ieri, ma è stato cancellato e ce lo hanno comunicato solo all'una di notte. Nel frattempo nessuno ci ha fornito informazioni». Abbandonata, Elfie, non ha avuto neanche la fortuna di passare la notte in albergo. «Siamo rimasti qui in piedi, perché stavamo aspettando il nuovo biglietto. Tutti gli aerei erano pieni, ma noi volevamo tornare a casa». Drammatica è la situazione di circa 50 viaggiatori diretti a Bucarest con un volo Alitalia, che sarebbero dovuti partire alle 21.30 del 29 luglio e che alle 15, circa, protestavano con le hostess della compagnia di bandiera. «Siamo qui da ieri, i nostri figli hanno dormito in terra. Ora ci dicono che forse c'è un aereo alle 21, ma non sappiamo se ci sarà posto per noi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA