Azzollini: no all’arresto. Il Pd si spacca
di Gabriele Rizzardi wROMA Con 189 no, 96 sì e 17 astenuti, l'Aula di Palazzo Madama salva dall'arresto Antonio Azzollini. Il voto sul senatore Ncd, accusato di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nell'inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza, avviene a scrutinio segreto (chiesto da Ncd e verdiniani) e spacca il Pd. La libertà di voto secondo coscienza invocata due sere fa dal capogruppo dei Dem al Senato, Luigi Zanda, ribalta infatti il sì agli arresti domiciliari che era arrivato dalla Giunta per le Immunità e scatena una tempesta politica che per tutto il giorno si abbatte sugli esponenti del governo e sul premier, che viene accusato di aver ceduto al "ricatto" dei centristi. Il malumore per l'esito della votazione è diffuso in casa democratica e spinge i 5 stelle, Sel e la Lega allo scontro aperto. Partendo dalla constatazione che l'ex presidente della Commissione Bilancio alla fine ha incassato più del governo Renzi (che nel febbraio 2014 ottenne la fiducia con 169 sì), si può calcolare che almeno cinquanta o sessanta senatori dem abbiano deciso di votare no e quindi di salvare Azzollini. Contro il voto segreto si scaglia Zanda, che parla di «un'arma politica troppo spesso usata strumentalmente» per giochi politici. La voce più autorevole che si leva dal fronte del sì all'arresto è invece quella di Debora Serracchiani. La vicesegretaria del Pd non condivide infatti l'appello lanciato da Zanda sul voto di coscienza e spiega che «si è persa un'occasione per dare un buon segnale di cambiamento». «Oggi al Senato avrei votato secondo le indicazioni della Giunta per le immunità, senza impedire l'arresto di Azzollini. Resto convinta che la politica abbia il dovere di mantenere la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e della giustizia» spiega la Serracchiani, per la quale non si doveva ribaltare la decisione della Giunta. «Francamente credo che ci dobbiamo anche un po' scusare, perché credo che non abbiamo fatto una gran bella figura» taglia corto la vicesegretaria, che viene accusata dagli esponenti della minoranza dem di aver parlato dopo il voto e non prima. «Il Pd si è fatto del male ed ora serve un chiarimento» attacca Gianni Cuperlo. A difendere il no all'arresto dei dem ci pensa invece Lorenzo Guerini, che è l'altro vicesegretario: «Se anche alcuni senatori del Pd hanno scelto di votare contro l'arresto, evidentemente è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare il loro assenso». Quel che è certo è che Ncd incassa il risultato ed esulta. Renato Schifani si commuove quasi fino alle lacrime mentre il senatore Azzollini dichiara la sua innocenza in Aula: «Contro di me c'è solo fumus persecutionis». I più arrabbiati sono i 5 Stelle, che accolgono il risultato della votazione gridando «ladri-ladri». «La legge non è uguale per tutti. Azzollini salvato dal Pd» scrive Grillo. E Alessandro Di Battista è ancora più duro: «Renzi è sotto ricatto di Ncd». E la Lega? Il commento di Matteo Salvini è anche questa volta molto "colorito": «Renzi e il Pd hanno calato le braghe per salvare le loro poltrone, che pena...». Tranciante è il commento del leader di Sel, Nichi Vendola: «È nato il governo Renzi-Verdini-Azzollini. Che tristezza!». Al coro dei critici si aggiunge anche Renato Brunetta (Fi) che "brinda" alla libertà del senatore Ncd ma sottolinea lo «schifo politico e morale» di Renzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA