l’opinione
Finegil Editoriale S.p.A CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Carlo De Benedetti (Presidente) Monica Mondardini (Amministratore delegato) Lorenzo Bertoli (Consigliere preposto alla Divisione Nord Ovest) Consiglieri: Gabriele Acquistapace Fabiano Begal Roberto Bernabò Lorenzo Bertoli Pierangelo Calegari Antonio Esposito Domenico Galasso Roberto Moro Marco Moroni Raffaele Serrao Quotidiani locali Gruppo Espresso Direttore Generale: MARCO MORONI Direttore Editoriale: ROBERTO BERNABO'(segue dalla prima pagina) Di più: sottotraccia si coglie una meschina furbata che tende a scaricare il problema anzichè affrontarlo di petto e con senso di responsabilità. Con una scelta che fa comodo a tutti, perchè ciascuno ne trae il suo guadagno, tranne che ai diretti interessati: i profughi. Sappiamo tutti, ipocriti compresi, che non esiste una barriera sicura. Gli ipertecnologici Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per blindare il confine a sud con il Messico, senza riuscirsi. La questione vera è come gestire un fenomeno che diventerà sempe più dirompente: e qui i Paesi occidentali, l'Europa in testa, stanno mettendo a nudo tutta la loro pochezza. L'86 per cento dei profughi, dunque quasi nove su dieci, oggi vengono accolti del cosiddetto Terzo Mondo: noi civilissimi bianchi ci facciamo carico del residuo uno su dieci, ma giocando allo scaricabaile. In questo squallore, l'Italia si distingue per le furbate spicciole: al di là delle frasi di rito, l'obiettivo vero nel nostro Paese è indurre sotto sotto che sbarca da noi a cercare di spostarsi al più presto negli altri Stati europei, specie del nord, dove ci sono un mercato del lavoro più appetibile e un welfare di manica più larga. E per raggiungere questo scopo ne combiniamo di tutte: accoglienza frammentaria, strutture sovraffollate, distribuzione territoriale disomogenea, burocrazia biblica, scaricabarile tra istituzioni. Inclusi gli scandalosi litigi in piazza tra pezzi di Stato: ma quando mai il ministro responsabile e un sindacato dei prefetti si mettono a tirarsi pubblicamente gli stracci addosso, incuranti dell'immagine che questa cialtronata consegna al Paese? Il guaio è che un simile guazzabuglio fa comodo a tutti. A chi governa, perchè inducendo i profughi ad andarsene alla chetichella scarica il peso su terzi. Alle istituzioni, perchè così se la cavano con lo scaricabarile reciproco, giocando ai buoni e cattivi. Alla politica in toto, perchè il non affrontare la questione in modo serio consente a tutti di recitare una parte. A chi si fa paladino dell'accoglienza senza spiegare come. A chi si erge a difensore della patria, senza indicare alternative vere e praticabili. Così vengono sommerse anche le poche voci competenti e ragionevoli, come quella di Mario Morcone, prefetto capo dell'immigrazione, che inutilmente tenta di distogliere dalla rissa continua indicando la via più praticabile, sperimentata del resto da anni con successo a livello locale: piccoli numeri distribuiti in modo omogeneo sul territorio. Molto più comodo strillarsi addosso a vicenda, a costo di sprofondare nel ridicolo: davvero 80mila persone da sistemare provvisoriamente in un Paesi di 60 milioni di abitanti sono un problema? Qualcuno dei non pochi urlatori seriali che gridano all'invasione sa che lo scorso anno dei 170mila sbarcati in Italia solo 7mila hanno chiesto asilo? Ci sono documenti dell'Onu e convenzioni internazionali liberamente sottoscritti da tanti Stati, Italia compresa. C'è una Costituzione sulla quale governanti e funzionari prestano giuramento, e che all'articolo 10 sancisce i diritti dei profughi. Carta straccia. Meglio lucrare sulla propria immagine. A spese di chi paga a durissimo prezzo il proprio disperato tentativo di scampare alla morte. A che troppo spesso si ritrova morto in mare. O ucciso in modo silenzioso dall'ipocrisia.