Anselmi caccia Cobianchi «Non fa quel che gli dico»

PIEVE PORTO MORONE Il sindaco Virginio Anselmi licenzia il suo vice Angelo Cobianchi. «Non svolgeva i compiti a lui affidati», dice Anselmi. «Io facevo e lui dava ordini opposti disfando il mio operato», è la replica. È su questi toni che l'idillio Cobianchi-Anselmi, un anno dopo il voto, sembra arrivato al capolinea passando attraverso il fischio pre fermata costituito dall'ultima battaglia sull'Unione dei Comuni. Insomma: crisi nera di giunta e con il prossimo consiglio comunale si rischia che il sindaco torni a casa, dopo la decisione di togliere le deleghe a Cobianchi. Sostiene Anselmi: «Ho sfiduciato Cobianchi perchè non c'era più possibilità di andar avanti con un vicesindaco che non era più in linea con le mie decisioni, anzi voleva che ogni decisione passasse prima al suo vaglio. E poi non svolgeva i compiti che gli erano stati affidati. Con le deleghe che gli avevo dato al commercio, bilancio, industria e agricoltura, ha mai fatto una riunione con i commercianti? Si è applicato per spiegarci il bilancio? Ha fatto qualcosa per l'industria? Tutte domande che, per me, rimangono aperte. Ora potrà continuare a fare il presidente del consiglio, delega che mi ha cercato più volte, e il consigliere comunale. Stop». Diversa la ricostruzione dei fatti eseguita da Cobianchi: «A parte il fatto che Anselmi l'ho messo lì io a fare il sindaco, come non mi occupavo dei miei assessorati? Io facevo e lui disfava. Soprattutto vorrei dire che c'erano molte cose che lui faceva e di cui la maggioranza era assolutamente all'oscuro. Ma, mi chiedo, può un sindaco amministrare senza che i suoi assessori vengano messi al corrente di quanto stia facendo?». Ma l'autentico giallo rimane proprio quello che, di fatto, ha costituito il là per la rottura definitiva. Una riunione di maggioranza avvenuta giovedì sera, tre giorni fa. All'ordine del giorno figura anche la trasformazione dell'Unione dei comuni. «Volevo allargare l'Unione dei Comuni - dice Anselmi -. Perché anche per legge dovremo ampliarci, in modo da avere più contributi dalla Stato. Volevo fare entrare nell'Unione tra Pieve, Badia e Monticelli anche Costa de' Nobili e Zerbo, così saremmo andati anche a abbattere i costi per il personale». Diversa la ricostruzione dei fatti fornita invece da Cobianchi che spiega: «In questa riunione l'idea che abbiamo sentito prospettare era di abbandonare la vecchia unione per unirci a Pieve Porto Morone, Costa de' Nobili e Zerbo. Ma queste, a mio parere, sono realtà piccole, che hanno pochissimi dipendenti. Inoltre avremmo dovuto pagare una penale per lasciare la vecchia Unione». Di certo ci sono da aspettarsi scintille nel prossimo consiglio comunale. Solo in assemblea, infatti, si potrà vedere chi uscirà vincitore e chi un po' meno. Chiara Riffeser