Treviso, il ministro silura il prefetto
Saltano le prime teste per il caos sulla gestione dell'accoglienza dei migranti. Le proteste dei cittadini di Quinto di Treviso, scesi in strada giovedì scorso per bruciare i materassi e gli arredi destinati ai 101 profughi sistemati negli appartamenti sfitti di un residence, sono costate il posto al prefetto Maria Augusta Marrosu (foto). La decisione, che dovrà essere approvata dal Consiglio dei ministri, è stata concordata nel corso di un colloquio a Palazzo Chigi tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell'interno Angelino Alfano. Il benservito al rappresentante di governo a Treviso l'ha dato ad ogni modo il responsabile del Viminale, oggi, parlando a Bruxelles. Sul fronte immigrazione «dove dovevamo dare come amministrazione la prova di fare il massimo - ha detto Alfano - interverremo, per esempio, al prossimo Cdm sostituirò il prefetto di Treviso». Una notizia già nell'aria, se è vero che il sindaco Dem del capoluogo della Marca, Giovanni Manildo, sentitosi venerdì al telefono con Renzi, ha confermato di essere stato messo al corrente di questa intenzione. «Noi stiamo facendo un grande sforzo di accoglienza» nei confronti dei migranti, ha sottolineato Alfano al termine del Consiglio Ue affari interni. «Io mi chiedo, rispetto ad alcuni disguidi verificatisi in alcune realtà del Veneto - ha aggiunto il ministro - quanto saremmo stati agevolati dalla partecipazione e cooperazione delle regioni e altri enti locali». «Abbiamo avuto sempre da parte delle prefetture uno sforzo straordinario - ha ammesso Alfano -, alcune cose non hanno funzionato anche per responsabilità delle Regioni».di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES A 40mila non si arriva. I Paesi dell'Unione europea segnano ancora una battuta d'arresto, che è anche una ben magra figura, e si limitano ad accogliere solo poco più di 32mila rifugiati da Italia e Grecia. L'obiettivo era già minimo, ed ora rischia di essere dimenticato, dato che, a quanto pare, si tornerà a parlare della questione solo a dicembre. Al termine del vertice a Bruxelles tra i ministri degli Interni dell'Unione europea, il ministro Alfano offre però una lettura positiva: «Abbiamo avuto molto di più di quanto avevano ottenuto i governi precedenti» commenta. La cifra precisa della solidarietà europea alla quale si è arrivati dopo mesi di negoziati è di 32.256 persone da Italia e Grecia, più 24.504 (anziché solo 20mila) che verranno da centri di accoglienza fuori dall'Unione, sulle quali già la scorsa settimana si era trovata un'intesa. Gli ultimi giorni di lavoro della presidenza di turno lussemburghese, che ha organizzato una lunga serie di incontri bilaterali "segreti" con i rappresentati dei governi dei 28 sono dunque serviti solo ad avvicinarsi all'obiettivo, senza riuscire a smuovere del tutto la contrarietà e la scarsa voglia di collaborare di molti Paesi. Per Alfano comunque «è un primo passo. Noi siamo completamente coperti per il primo anno», perché il piano in realtà dovrebbe durare due anni, e il ministro considera che i 32mila di ieri coprono ben più della metà delle persone da accogliere. «Il secondo anno non è ancora stato definito nei dettagli», ammette. Anche l'Italia però dovrà fare la sua parte, chiedono i colleghi di Alfano, organizzando centri per identificare i migranti in arrivo prendendo scrupolosamente le loro impronte digitali. «I nostri adempimenti procederanno con la stessa progressione (del piano biennale). Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare», ha spiegato Alfano. Tra i "resistenti" ognuno ha fatto valere situazione particolari, che gli impediscono di rispondere alla domanda di solidarietà. La Spagna ha opposto il lavoro fatto fino a questo momento: «Siamo di fronte ad un dramma umanitario nel Mediterraneo centrale che ci commuove tutti ma se non c'è un dramma anche nel Mediterraneo occidentale è perché la Spagna sta facendo il suo dovere con solidarietà e responsabilità», ha detto il ministro dell'Interno spagnolo Fernandez Diaz, affermando che lo sforzo di Madrid deve essere «adeguatamente pesato e valorizzato». Risultato: accoglienza zero. L'Austria ha invece sostenuto di essere sottoposta ad una pressione migratoria più forte di quella subita da Italia e Grecia «a cui nessuno chiede di accogliere altri rifugiati e anzi gliene vengono tolti». Quindi Vienna accoglierà non più di 400 persone, ma solo se arrivano da Paesi più colpiti dell'Austria, che ha ricevuto 60mila richieste di asilo da inizio anno. La Polonia accetterà mille migranti da Italia e Grecia (contro i 2.500 proposti dalla Commissione) più altri mille da fuori Ue: 2mila in totale, contro i 3.600 previsti. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA