SPIEGHIAMO I PERICOLI AI GIOVANI

di VITTORIO EMILIANI Sono due storie tragiche a distanza di centinaia di chilometri, sono due storie di giovani, uno quasi adolescente ancora, morti alla fine della settimana nella solitudine di una metropoli o nel rumoroso deserto di una grande discoteca romagnola, in mezzo ad una folla di ragazzi bombardata di suoni e di luci. Il ventiduenne Gianluca Mereu si schianta sull'asfalto volando dal terzo piano della questura dopo una notte disperata. Per lui e per i suoi famigliari. Il sedicenne L.L., di Città di Castello, in vacanza con amici, muore all'Ospedale dei Riccione dopo essersi sentito improvvisamente male in una grande discoteca dal passato burrascoso. Forse per una sola pastiglia di ecstasy. Due vite spezzate nel momento in cui dovevano fiorire. Ormai da mezzo secolo le droghe pesanti sono dilagate anche in Italia. Le attenzioni verso il disagio giovanile dovevano moltiplicarsi, anche gli stimoli a cimentarsi, a migliorare, insieme. È stato così solo in parte. Il caso del giovane lanciatosi dalla finestra della questura è tutto da indagare. Ma il fatto che sia stato rintracciato di notte, fuori casa, in stato confusionale (così le cronache) fa pensare che il ragazzo, incensurato, dovesse essere in primo luogo trasportato in ospedale per verificarne lo stato psicofisico. Aveva minacciato, picchiato i genitori. In ambulanza però continuava ad invocare assistenza medica. Evidentemente capiva di essere fuori controllo. Invece è stato "tradotto" in questura. Dove non è stato neanche sorvegliato con attenzione se è riuscito a gettarsi (pensate quale cieca, distruttiva paura l'aveva invaso) da una finestra. Quanta indifferenza, disattenzione burocratica verso quella giovane vita. Nel caso della discoteca di Riccione si parla di una sola pastiglia di ecstasy, di droga sintetica, sufficiente a far sballare e poi morire in un lettino di pronto soccorso un ragazzo di soli 16 anni. Una sola pastiglia? Purtroppo gli esperti affermano che può bastare: il caldo e il ballo della discoteca provocano sete, l'ecstasy la esaspera, le cellule nervose si gonfiano, il sodio nel sangue si riduce, si creano le condizioni per un edema cerebrale. Si può così morire di ecstasy anche se è la prima volta che la si assume, una trappola mortale. Ma chi lo spiega ai giovanissimi che quella prima volta può essere anche, tragicamente, l'ultima? Il sedicenne era andato in discoteca in treno, un'idea saggia che però non è bastata a salvarlo. La discoteca riccionese aveva partecipato, il 26 giugno, a San Patrigano alla Giornata Mondiale della lotta alla droga. Non è bastato, se qualcuno ha spacciato droga nei suoi dintorni. Ci vuole tolleranza zero in queste cattedrali del sabato sera come nei luoghi della "movida". Per la cocaina la capitale sarebbe Firenze con 9,5 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti, seguita da Napoli con 9,1 dosi, da Roma con 8,7 e da Milano con 6,5. Personalmente ritengo che una controllata liberalizzazione della marijuana sia un primo passo verso la lotta alle droghe pesanti. Purché si spieghi bene che non bisogna eccedere, che se non si fuma nulla è meglio (i morti per fumo sono pur sempre oltre 40.000 all'anno), che i giovani possono concorrere a cambiare in meglio un mondo sbagliato e crudele, se in tanti si impegnano e non si disanimano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA