Ha perso l’uso dell’occhio assolta la multinazionale
Non si trova più la boccetta di collirio utilizzata da Raffaella Poggio prima di perdere l'uso dell'occhio destro: un prodotto da poco sul mercato, acquistato dalla donna in un negozio di ottica di Voghera. E' sparita misteriosamente, insieme alle lenti a contatto e al loro contenitore. «Il flacone di disinfettante – spiega l'avvocato Alessandro Zucchi – era stato consegnato al policlinico San Matteo per effettuare le analisi che hanno poi confermato la presenza del batterio pseudomonas». La parte civile non esclude un'azione risarcitoria nei confronti del policlinico: non per la sparizione della boccetta, si intende, ma per le cure a cui era stata sottoposta la 40enne di Montebello dopo l'infezione.di Roberto Lodigiani wMONTEBELLO DELLA BATTAGLIA Ha perso l'uso dell'occhio destro, infettato da un minuscolo e micidiale batterio, lo pseudomonas, dopo aver usato il collirio per le lenti a contatto. Ma la colpa di quell'incidente e della grave menomazione subita nell'agosto 2010 da Raffaella Poggio, 40enne di Montebello, non può essere attribuita ad Alan Eduard Wells, cittadino inglese, legale rappresentante del colosso farmaceutico che aveva fabbricato e messo in vendita il disinfettante al centro del caso. Il manager è stato assolto, perchè il fatto non sussiste, dalle accuse di lesioni colpose e di commercializzazione di prodotto contraffatto che gli erano state mosse dopo la denuncia sporta dalla donna. Bocciata anche la richiesta di un risarcimento dei danni di entità non inferiore ai 300mila euro avanzata dall'avvocato di parte civile, Alessandro Zucchi. Il verdetto del giudice Daniela Garlaschelli segna il primo round, ma non chiude la difficile battaglia intrapresa contro la multinazionale. «Le mie condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate – racconta Poggio – ma non mollo la presa». «Attenderemo le motivazioni prima dell'eventuale ricorso in appello – aggiunge l'avvocato Zucchi – non sono da escludere comunque ulteriori iniziative, anche in sede di giustizia civile, sulla base della documentazione prodotta e delle perizie». La difesa nella sua arringa ha insistito sul fatto che la contestazione oggetto del processo era l'unica emersa rispetto a un prodotto confezionato su larga scala e distribuito in decine di paesi: una goccia nel mare, insomma; l'altro aspetto è legato alle cure mediche a cui era stata sottoposta la Poggio al San Matteo. La parte civile ha ribattuto sottolineando che l'infezione si era manifestata subito dopo l'utilizzo del collirio e che le analisi effettuate dal policlinico avevano confermato la presenza dello pseudomonas. ©RIPRODUZIONE RISERVATA