Scuola, segnali di guerra tra gli scioperi e i ricorsi
di Andrea Scutellà wROMA Nessuno boicotterà l'inizio dell'anno scolastico, secondo quanto dichiarato qualche giorno fa dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. «La protesta è organizzata e rumorosa, mentre il consenso è individuale e silenzioso», ha garantito. Anzi, ha confessato di sperare che le operazioni andranno di nomina «un po' meglio» del solito. Quando le speranze cedono il passo ai fatti, però, si rischia d'inciampare in un settembre di fuoco. Le proteste. Di «disubbidienza civile dentro le scuole, ovvero ubbidienza alla Costituzione» hanno parlato i docenti e sindacati che si sono riuniti a Roma il 12 luglio. E hanno menzionato la «possibilità di rifiutarsi di eleggere il Comitato di valutazione per la definizione dei criteri del merito» e di «produrre un documento di rifiuto preventivo del bonus». Una mobilitazione che dovrebbe culminare in una manifestazione nazionale l'11 settembre, nell'organizzazione della "Notte bianca della scuola pubblica" il 23 e in un primo sciopero generale già ad ottobre. L'obiettivo dichiarato è quello di mettere «sabbia negli ingranaggi dell'applicazione della legge». C'è indecisione, invece, sulla proposta di referendum abrogativo, ma il comitato "Leadership alla scuola" ha già presentato in Cassazione il quesito. I ricorsi. Nel frattempo il sindacato Anief lavora all'interno dei tribunali. «Abbiamo già attivato i ricorsi sulla stabilizzazione di tutti i precari, fuori dalle assunzioni, che abbiano superato i 36 mesi di servizio, sui mancati aumenti di stipendio e sulle mensilità non percepite dai precari a luglio e agosto - spiega il presidente Marcello Pacifico - In più stiamo promuovendo ricorsi collettivi al tribunale civile di Roma per la mancata attuazione da parte dello Stato italiano della normativa comunitaria». Anief, inoltre, si dice pronta ad impugnare anche il decreto sugli organici «per l'ampliamento dei posti sul turn-over» e per quelli non assegnati. Pacifico invita «tutti i docenti abilitati» a fare domanda per il "ripescaggio" delle assunzioni previsto dopo il 14 agosto, che potrà essere oggetto di ricorso. La chiamata diretta, invece, verrà sottoposta a questione di legittimità costituzionale. Precari, ritardi al Sud. Sempre dall'Anief viene la denuncia di un'Italia "a due velocità" per i tempi di assunzione. «Mentre a Milano e Mantova -scrive il sindacato-, le strutture locali del Miur già hanno convocato i precari, o hanno perlomeno rese pubbliche tutte le istruzioni operative, come in Toscana e Lazio, nelle regioni meridionali siamo ancora in alto mare». I dipendenti dell'ambito territoriale di Siracusa hanno inviato una lettera-denuncia al governo Renzi, lamentando le riduzioni di personale, «lo stato di disagio e precarietà in cui versano gli uffici» e le «normative scolastiche sempre più complesse e farraginose». 1.700 scuole senza preside. I dirigenti scolastici sono al centro della "Buona Scuola", ma il loro numero è comunque esiguo: saranno 1.740, il prossimo anno, le scuole senza un preside titolare. «Ad oggi circa un quinto degli istituti scolastici sono privi di dirigenti e, dunque, a settembre si dovrà ricorrere ancora una volta alla toppa della figura del dirigente reggente, con incarico provvisorio», denuncia il deputato M5S Gianluca Vacca. Il concorso previsto per fine 2014, infatti, è stato rimandato a data da destinarsi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA