Renzi: «In tre anni taglio tasse mai visto»
di Andrea Di Stefano wMILANO «Se noi facciamo le riforme, e in questo se è il punto architrave del sistema, nel 2016 potremo intervenire con una sforbiciata alle tasse che proseguirà nel 2017-18 in maniera puntuale»: il premier Matteo Renzi, all'assemblea nazionale del Pd svoltasi ieri all'Expo di Milano, sceglie come nel suo stile di rilanciare la sfida dentro e fuori i confini del suo partito. L'annuncio del presidente del Consiglio è quello delle grandi occasioni: una «riduzione delle tasse che non ha paragoni nella storia del Paese», con la quale, ha voluto sottolineare, «daremo il messaggio che il Pd non è più il partito delle tasse». Il messaggio cruciale ai mille delegati stipati nell'auditorium dell'Expo è in un passaggio di meno di un minuto della relazione di quasi due ore che ha aperto i lavori: «Se riusciremo a mantenere in pista il cantiere delle riforme, e io sono certo che lo faremo, dopo che nel 2014 abbiamo fatto il taglio per dare 80 euro a chi guadagna meno di 1.500 euro al mese, dopo che nel 2015 abbiamo eliminato l'Irap costo del lavoro, nel 2016 elimineremo noi, perché gli altri hanno fatto la finta, la tassa sulla prima casa e l'Imu agricola, nel 2017 interverremo sull'Ires e sull'Irap per sostenere la competitività delle aziende e nel 2018, questo sì prima della campagna elettorale, la conclusione di questo percorso con interventi sui scaglioni Irpef e sulle pensioni». Il tutto, ha voluto sottolineare Renzi calcando il tono delle parole, «mantenendo la curva del debito un po' meno di quello che dice il fiscal compact, senza aumentare il debito sulle spalle dei nostri figli». Secondo le prime stime fatte trapelare dallo staff di Palazzo Chigi, la riduzione della pressione fiscale annunciata da Renzi porterà a un calo complessivo del gettito di 45 miliardi in 3 anni: 5 miliardi nel 2016, 20 nel 2017 e 20 nel 2018. Il secondo annuncio arriva sulle unioni civili che, dice Renzi «saranno legge entro l'anno: la discussione può essere fatta insieme al gruppo della Camera in modo che alla Camera la lettura sia confermativa e si possa definitivamente approvare entro l'anno la legge sulle unioni civili». Gli annunci sono arrivati dopo una puntale rivendicazione: «sette mesi fa eravamo preoccupati che le riforme potessero essere bloccate nella palude - ha spiegato Renzi - non sono qui a dirvi che sono state sbloccate ma che grazie a quelle riforme l'economia si è rimessa in moto e adesso è il momento di fare il salto di qualità e siamo in grado di farlo». Il ringraziamento va al Pd che, ha detto il premier, ha «permesso al Paese di ripartire. Ciò che abbiamo fatto con i nostri deputati e senatori in un arco di tempo abbastanza limitato è particolarmente degno di onore. Lo dimostrano i numeri crudi di questi giorni e delle ultime ore sono spesso oscurati dalla grancassa del disfattismo cosmico». E qui il premier ha elencato la sua agenda a breve: «la riforma della Pubblica amministrazione entro il 7 agosto avrà la lettura definitiva in Senato» mentre a settembre, «dobbiamo chiudere al Senato la riforma costituzionale, prima della legge di stabilità». Non è ovviamente mancato il messaggio diretto all'opposizione interna al partito: «chi pensa che dobbiamo discutere al nostro interno sbaglia di grosso perché dobbiamo occuparci dell'Italia». Forte il passaggio sulle opposizioni. «Tre avversari ci fanno paura: il populismo 5 Stelle, la sinistra radicale che qualcuno dice sia possibile anche se noi pensiamo sia improbabile, e la destra becera della Lega nord: sognavano la nuova destra italiana e si trovano Salvini». Il presidente del consiglio è tornato anche sulle vicende europee per sottolineare che l'Italia è «una colonna portante dell'Europa non lo zimbello. L'Italia è debole solo nel racconto autoflagellante di se stessa». Ma è pur vero che «dobbiamo anche avere il coraggio di dire che questa Europa così com'è non va. Abbiamo trasformato l'Europa in matrigna, in un terribile ingranaggio burocratico dove si rischia di perdere l'anima». ©RIPRODUZIONE RISERVATA