Amianto alla Pirelli, 11 condanne
MILANO Si è concluso con l'esultanza dei familiari delle vittime e l'esposizione in aula di striscioni per «ricordare tutti i lavoratori uccisi in nome del profitto», il processo a carico di 11 ex dirigenti della Pirelli accusati di omicidio colposo in relazione a una ventina di casi di operai morti per forme tumorali provocate dall'esposizione all'amianto negli stabilimenti milanesi dell'azienda tra gli anni '70 e gli anni '80. Gli ex manager sono stati condannati dal giudice della sesta sezione penale del Tribunale di Milano a pene da 3 anni fino a 7 anni e 8 mesi di reclusione e a un risarcimento, in solido con Pirelli Tyre Spa, a favore delle parti civili. Ha retto quindi alla prova del processo di primo grado l'impianto accusatorio del pm Maurizio Ascione. E, per la prima volta a Milano, ex vertici di un'azienda sono stato condannati per la morte di operai rimasti per anni a contatto con materiali in amianto. Nelle scorse udienze il pm Ascione aveva chiesto pene fino a 8 anni di reclusione per 8 ex dirigenti e l'assoluzione per altri 3 ex manager, quasi tutti ultraottantenni. Il giudice oggi è andato oltre alle richieste dell'accusa, condannando tutti gli imputati: tra gli ex dirigenti finiti sotto processo Ludovico Grandi e Gianfranco Bellingeri, amministratori delegati della Pirelli negli anni '80, condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 3 anni e 6 mesi di carcere. Condanne anche per Guido Veronesi (6 anni e 8 mesi), fratello dell'oncologo ed ex ministro Umberto Veronesi, Gabriele Battaglioli (3 anni), Piero Giorgio Sierra (6 anni e 8 mesi), ex presidente dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, e latri membri dell'allora cda. Gli operai, morti negli anni scorsi per mesotelioma pleurico, secondo l'accusa lavoravano nelle fabbriche di viale Sarca e via Ripamonti senza alcun sistema di protezione.