Due pediatre dal S. Matteo allo Zambia

PAVIA Per due mesi hanno gestito un reparto di 40 letti di pediatria all'ospedale di Mtendere, a Chirundu, a tre ore di distanza dalla capitale dello Zambia, in Africa. E ieri Carolina Passera, 29 anni, di Bergamo e Giulia Ruffinazzi, 30 anni, di Voghera, specializzande al terzo anno di Pediatria all'università di Pavia hanno presentato la loro esperienza. Il viaggio, effettuato nell'ambito dei programmi di cooperazione dell'università di Pavia coordinati dal professor Gianbattista Parigi è stato sponsorizzato dall'Ordine dei medici con il fondo speciale per i giovani medici che vogliano vivere un'esperienza nei paesi in via di sviluppo. «Eravamo in reparto tutti i giorni – spiega Passera – e avevamo sotto la nostra responsabilità 40 letti di pediatria, l'unità intensiva con rianimazione pediatrica, i neonati critici e un servizio per i bimbi malnutriti. Abbiamo incontrato casi di malaria gravi, fronteggiato emergenze a cui siamo scarsamente abituate, fatto nuove diagnosi di Hiv e tubercolosi, visto malattie che qui non si vedono quasi mai: è stato uno choc culturale e medico. Per esempio: la morte dei bambini che per noi è un evento più unico che raro, lì il primo giorno siamo arrivate a metà giro e abbiamo trovato una bimba malarica nel lettino, bollente, appena morta. Abbiamo provato a rianimarla per un'ora. A posteriori rese conto che sono cose frequenti, lì. E ci siamo trovate a rianimare con successo bimbi e non poterli tenere in vita perché mancavano gli strumenti. Abbiamo imparato a capire e adattato un comportamento medico consono». In Zambia ci sono 14 milioni e 600mila abitanti e meno di 2500 medici. Al policlinico di Pavia lavorano mille tra medici e specializzandi. «Per fortuna eravamo in due per confrontarci – spiega Ruffinazzi – in quell'ospedale non ci sono pediatri. Abbiamo imparato ad affrontare urgenze e casi clinici cui non siamo abituati, con meno mezzi diagnostici e terapeutici e meno possibilità di consultare specialisti. In cambio abbiamo portato un po' di cultura pediatrica». E ora si spera che il progetto per gli specializzandi di pediatria, molto apprezzato dal primario Gianluigi Marseglia, possa andare avanti. @anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA