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La Grecia rappresenta il 2% del PIL e il 3% del debito dell'Eurozona. Un piccolo problema mal gestito rischia di mandare a picco l'Euro e l'Unione europea, un processo storico di pacificazione e condivisione della sovranità. Questa tragedia è frutto di errori istituzionali, politici, culturali. Manca un governo europeo dell'economia. Così la crisi è stata gestita dai governi nazionali riuniti, guidati dalla Germania. È fallito il metodo intergovernativo, che non produce soluzioni ma egemonie e direttorii inconcludenti. Non si può avere mercato unico, moneta unica e 19 politiche economiche e fiscali. Sul piano politico questo spinge i leader a badare solo ai propri elettorati nazionali e alle scadenze elettorali interne, invece dell'interesse generale. Così si rinviano le decisioni e si presenta ogni riunione come uno scontro di tutti contro tutti, rendendo difficili o impossibili le soluzioni. Molti in questi mesi hanno scritto che un'intesa sulla Grecia alla fine si farà perché è nell'interesse di tutti e l'alternativa presenta costi assurdi, ma intanto non si è riusciti perché nessuno ha ceduto su qualcosa per timore di apparire «sconfitto». Alla fine Tsipras ha proposto un piano credibile che può permettere un accordo, ed evitare il suicidio politico della civiltà europea moderna. Dal 1992 ad oggi le leadership nazionali hanno mentito, fingendo che gli Stati nazionali fossero sovrani. L'unione monetaria implica una straordinaria interdipendenza e comporta una profonda condivisione della sovranità. Questa viene esercitata con regole democratiche laddove si creano istituzioni federali, come nel caso della Bce, le cui decisioni vengono prese a maggioranza, mentre rimane la regola del più forte e dell'egemonia laddove si usa il metodo intergovernativo. Questa menzogna alimenta una mancanza di consapevolezza culturale del fatto che nel mondo globale dominato da colossi di dimensione continentale come Usa, Cina, India, Russia, Brasile l'unica possibilità di invertire il declino è l'unità politica dell'Europa. Già oggi oltre il 70% della legislazione è europea. Tutte le principali decisioni sono prese a livello europeo. Di fronte a ogni grande problema legato alla sicurezza, ai migranti, all'economia reclamiamo l'aiuto, la solidarietà, strumenti di governo europei. Ma poi ci aggrappiamo all'idea della sovranità nazionale e non riusciamo a fare i passi decisivi per arrivare ad un governo democratico dell'Europa. La crisi greca ha spinto alcuni a dimenticare valori e regole. I trattati dicono che l'euro è irreversibile. La Grecia non vuole uscire, e gli altri non possono cacciarla. Anche se facesse default, che è implicitamente previsto dai Trattati, che vietano appunto di pagare i debiti di uno Stato che facesse default. D'altronde quando uno Stato americano fa default non smette per questo di usare il dollaro, né il governo federale americano paga i suoi debiti. In compenso può concentrare investimenti per attutire l'impatto sull'economia reale, e attraverso la sua politica sociale, può ridurne gli effetti sulla popolazione. Questo deve fare l'Europa. Per questo serve un governo federale, almeno a partire dall'Eurozona, dotato di un bilancio autonomo e fondato su risorse proprie. Invece alcuni governi nazionali accarezzano l'idea di una Grexit, che trasformerebbe l'euro da una moneta unica a un meccanismo di cambi fissi, che i mercati metterebbero subito alla prova attaccando gli Stati più deboli e indebitati, come l'Italia, con costi enormi per tutti. Il piano del governo greco mostra che la Grecia ha detto no all'austerity, ma vuole stare nell'euro. Ha detto no alla disastrosa politica dell'Europa intergovernativa, cioè dei governi nazionali, ma sì al progetto di un'Europa davvero unita, di cui l'euro è l'architrave. Da qui dobbiamo ripartire per rilanciare l'unità politica e un governo federale almeno dell'Eurozona. Roberto Castaldi