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PAVIA Quindici strumentisti e 9 cantanti, in formazioni miste e variabili che vanno dal duo al quintetto, tutti riuniti nel nome del jazz. E' «Vittadini in jazz» la rassegna concertistica che stasera e proseguirà mercoledì e venerdì, sempre alle 21.30, nel cortile del Vittadini (via Volta 31, ingresso libero). Creata e diretta da Francesca Ajmar, docente di canto jazz al Vittadini, su impulso del direttore del civico istituto musicale, Maurizio Preda, la tre giorni vedrà alternarsi sul palco 4 contrabbassi (Fabio Dotti, Alberto Rovelli, Tito Mangialajo Rantzer e Gianmarco Straniero), 4 sax (Teo Soldà, Paolo D'Aloisio, Dario D'Uva e Andrea Bruschi), 3 pianoforti (Jordan Baccheschi, Luca Pompillio e Umberto Petrin), un trombone (Luciano Macchia), un basso elettrico (Maurizio Desortes), una batteria (Giuseppe Fioretto) e una chitarra, in formazioni che cambieranno il loro assetto anche nell'ambito della stessa serata. A dare voce ai brani saranno Noemi Marchesi, Carmela Buonocunto, Nunzia Lombardi, Martina Guerini, Ivan Fiorentino, Jane Jeresa, Jessicalee Bricchi, Andrea Dal Santo e la stessa Francesca Ajmar. E' la prima volta di una rassegna jazz firmata dal Vittadini... «E' il primo anno che la organizziamo, anche se la sezione jazz nell' istituto esiste da tempo e in questi anni ha formato diversi allievi, che partivano da zero o che arrivavano dall'ambito classico o da altri generi, desiderosi di approfondire lo studio del jazz. L'obiettivo è creare occasioni per far esibire insieme allievi e docenti e, sopratttutto, davanti ad un pubblico. E' la parte che completa e dà un senso agli studi in istituto, fondamentale per formare bravi musicisti». Che repertorio ha scelto? «Ho lasciato carta bianca ai vari gruppi, pur dando alcune coordinate principali. Il risultato è un repertorio non strettamente jazzistico, con brani che arrivano anche dal pop-rock e dalla musica brasiliana, ma sempre pensati in chiave jazzistica o per formazioni acustiche tipiche di questo genere». Solo allievi del Vittadini? «Alcuni allievi dell'istituto hanno portato nelle loro formazioni variabili anche componenti dei gruppi in cui suonano al di fuori del Vittadini, perché l'impostazione che volevo era di dell'apertura verso la città e tutti i suoi musicisti migliori. Una manifestazione chiusa in se stessa non aveva senso, anche perché il jazz, in questa città, ha molto bisogno di farsi sentire». Cosa intende? «Quando l'istituto Vittadini è stato parificato a Conservatorio, il jazz è rimasto fuori dai corsi parificati: questo significa che chi vuole avere un titolo riconosciuto in ambito jazzistico professionista, non può averlo al Vittadini, come accade invece per la sezione classica. Un vero peccato, perché tra Pavia e provincia abbiamo un vero patrimonio di bravi jazzisti». Negli altri Conservatori è diverso? «In più di un conservatorio di città vicine la sezione jazz è valorizzata tanto quanto quella classica, con l'aggiunta di cattedre jazz e la possibilità di diplomarsi». Marta Pizzocaro