In trincea con l’Is, dieci arresti a Milano
di Andrea Di Stefano wMILANO Non solo dieci ordinanze di custodia cautelare. L'inchiesta che ieri ha portato ai blitz della polizia di Stato nel milanese e grossetano segnerà, e non poco, la lotta europea contro il fenomeno dei foreign fighters, i combattenti reclutati nei paesi europei dall'Is. Tutto ruota intorno a un'italiana, la prima foreign fighter, nata 28 anni fa a Torre del Greco come Maria Giulia Sergio, convertitasi all'Islam nel 2009 col nome di Fatima Zahara e diventata una jihadista in servizio effettivo dopo il secondo matrimonio con l'albanese Aldo Kabuki. Grazie alle intercettazioni telefoniche e su Skype l'inchiesta milanese ha permesso di individuare la figura «del coordinatore dei foreign fighters» per conto dello Stato Islamico. «Abbiamo individuato - ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli - un'utenza turca. E si è aperto uno scenario enorme che ha fornito uno spaccato sulle modalità di reclutamento e gli accorgimenti materiali per raggiungere la Turchia e di lì l'Iraq e la Siria». «Questa persona - ha sostenuto ancora Romanelli - è una figura importante nello Stato islamico e rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi Europei. Gestisce il profilo organizzativo ed è in grado di smistare tutte le persone in arrivo e dirigerli verso lo Stato islamico. A ciascuno viene data una collocazione: gli uomini per lo più vengono addestrati in campi militari mentre le donne restano a casa e svolgono un lavoro di indottrinamento e reclutamento prevalentemente mediante il web». Come ha sottolineato il direttore di Europol Rob Wainwright «l'obiettivo non è solo la rimozione di contenuti dell'Is online, ma lo smantellamento della strategia di reclutamenti su web, cercando di individuare i leader» del sistema. Romanelli ha tenuto a sottolineare che «in questa indagine le moschee non hanno un ruolo significativo. Non emergono neppure criticità sul reclutamento di migranti in Italia - ha aggiunto - È tutto rivolto verso l'estero. È infatti evidente e preoccupante un flusso da tutta Europa verso il Califfato. Da questo punto di vista riteniamo che l'inchiesta abbia permesso di acquisire importanti conoscenze sul fenomeno che ha assunto dimensioni molto rilevanti». La voluminosa ordinanza del Gip, Ambrogio Moccia, non usa i mezzi termini per motivare le dieci ordinanze di custodia cautelare per terrorismo internazionale (di cui cinque eseguite ieri mattina): «Gli indagati sono protagonisti di una minaccia alla pace, alla sicurezza e all'incolumità pubblica in ambito internazionale», portata con «fanatica determinazione». Secondo il gip, «per quantità e contenuto le conversazioni intercettate offrono un quadro ricostruttivo meticoloso in termini addirittura storiografici della - orgogliosa, piena, fideistica - militanza degli indagati nello Stato Islamico». Agghiaccianti gli stralci delle intercettazioni tra Fatima e i parenti: «Se voi vedete i mujaheddin cosa fanno per amore di Allah: lasciano case, soldi, mogli, figli, lasciano tutto e vengono qui a combattere. Mujaheddin che hanno 15/16 anni che ammazzano 50 miscredenti, Dio è grande». ©RIPRODUZIONE RISERVATA