«Ho denunciato gli usurai, ora ho paura»

Erano finiti a processo con l'accusa di avere usurpato una funzione pubblica di solito attribuita alle forze di polizia. Ma il giudice ha ritenuto che la richiesta dei dati degli operai rientrasse nella loro attività di sindacalisti. E così Paolo B., di 42 anni, e Valentina C., di 33 anni, sono stati assolti. I due sindacalisti della Uil, che erano difesi dai legali Fabrizio Gnocchi e Marta Perduca, erano stati accusati dal proprietario di un cantiere di Belgioioso perché si erano fermati a parlare con gli operai a cui avevano chiesto le generalità con l'obiettivo di iscriverli al sindacato.di Maria Fiore wBELGIOIOSO «Ho denunciato, ma ora ho paura a parlare. Pochi giorni fa ho ricevuto una visita, era un conoscente degli imputati, mi ha detto di ricordarmi che quelle sono brave persone». Parole che hanno gelato l'aula del tribunale dove ieri mattina si stava celebrando una tappa del processo per usura ed estorsione a carico di tre imputati: Gaetano Caruana, 48 anni di Belgioioso, Maurizio Chiaravallotti, 44 anni, di Villanterio, e Agostino Zanaboni, di 61 anni, abitante a Piacenza. L'udienza di ieri è stata tutta dedicata al racconto della vittima, un imprenditore edile che al momento dei fatti (avvenuti a cavallo tra il 2008 e il 2009) svolgeva la sua attività nel Piacentino. L'uomo aveva denunciato Caruana e Chiaravallotti, anche loro imprenditori, che lo avevano aiutato a ripianare i suoi debiti. Secondo l'accusa i due imputati (il terzo deve rispondere della stessa accusa ma per episodi denunciati da un'altra vittima) avrebbero prestato all'imprenditore somme di denaro dai 5mila ai 20mila euro, per un totale di circa 80mila euro. Cifre, però, che al momento della restituzione sarebbero lievitate. La procura, che aveva chiesto e ottenuto l'arresto dei due imputati, contesta interessi fuorilegge anche del 200 per cento. Ieri mattina l'uomo ha dovuto ripercorrere la sua storia davanti ai giudici del collegio presieduto da Luigi Riganti e davanti agli imputati. Una deposizione che è durata quasi tre ore e in cui, oltre alle accuse e alle conferme, ci sono stati anche tanti «non ricordo». Incalzato dalle domande del pubblico ministero Paolo Mazza e sollecitato anche dal presidente del collegio, il testimone ha confessato le sue paure, senza mai parlare di minacce vere e proprie. Ha raccontato, in particolare, della strana visita di un conoscente degli imputati, avvenuta alcuni giorni fa, a ridosso dell'udienza. «Si è presentato da me, lo conosco ma non lo vedevo da anni e proprio questo mi è sembrato strano», ha spiegato l'uomo in aula. «Se ho paura? Sì, ne ho», ha aggiunto in risposta a una domanda del giudice. Dichiarazioni su cui, ora, la procura dovrà indagare. L'uomo che ha fatto visita al testimone potrebbe infatti essere chiamato a dare spiegazioni. L'imprenditore, che è stato anche esaminato dall'avvocato difensore degli imputati Massimo Marmonti, ha invece approfondito le ragioni che lo avevano spinto ad accettare le offerte di prestiti. «Avevo debiti per 100mila euro, non ce la facevo ad andare avanti», ha raccontato. Ma i prestiti non erano bastati a ripianare i debiti e anzi, secondo l'accusa, avevano peggiorato la situazione. Una vera e propria trappola. L'impianto accusatorio è contestato dall'avvocato difensore Massimo Marmonti, che proverà a dare battaglia nel processo. La prossima udienza è stata fissata per il 21 ottobre. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA