Atene scende in piazza Tsipras: «Stop ai ricatti»
di Gabriella Cerami wATENE Sui cartelli si legge: "Óxi, Óxi". È il "no" che migliaia di persone urlano in Piazza Syntagma, nel cuore di Atene, contro le misure di austerità imposte dall'Unione europea. Ed è lo stesso "no" che i manifestanti sbarreranno domenica sulla scheda referendaria, il cui quesito chiama il popolo greco a esprimersi sulla proposta dei creditori internazionali. La gente si raduna ad Atene e Salonicco - 17mila persone - mentre Tsipras parla alla tv pubblica. «La grande folla radunata a Syntagma ci dà la forza...con calma e compostezza affronteremo minacce e ricatti», dice il premier. Se vince il no, «dovremo forse dire addio all'euro», ma «maggiore sarà la percentuale del no, maggiori saranno le armi del governo greco per rilanciare i negoziati». «La gente ha il diritto di scegliere il proprio futuro», ha detto ancora aggiungendo di non credere che i creditori ci vogliano cacciare dall'Euro. I costi sarebbero enormi». In piazza Syntagma molte bandiere della Grecia e pochi simboli che ricordano la sinistra. Perché il "popolo del no" non è militante, ma sventola bandiere contro l'Unione europea e contro la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Quando il governo rende noto il quesito, la città è nel pieno della crisi. È il primo giorno con la Borsa chiusa, ma soprattutto con le banche sbarrate. I pensionati si mettono in coda, ordinatamente, davanti alla sede della Banca nazionale greca e a Salonicco, per esempio, si vedono immagini così: un manager fuori dalla sua banca cerca di tranquillizzare un anziano pensionato greco con le mani sulla faccia, forse in lacrime. Infatti il dramma dei pensionati è quello di non riuscire a utilizzare le carte di credito o le tessere dei bancomat per i prelievi di contante, molti di loro neanche le hanno. Per questo, un numero limitato di filiali di istituti di credito ellenici nella tarda mattinata decide di aprire i battenti per pagare le pensioni ai loro clienti, sempre per un importo di 60 euro al giorno. Ovunque e a tutte le ore si vedono file ai bancomat perché, per ordine del governo, le banche resteranno chiuse fino a domenica. I circa 5.500 sportelli, presenti sul territorio nazionale, da mezzogiorno in poi, quando hanno ripreso a funzionare, sono stati letteralmente presi d'assalto. La paura è che molto presto si arrivi alla mancanza di liquidità. Così le persone, nei supermercati, fanno i conti per la spesa. Acquistano solo i beni di prima necessità. Una signora dice: «Nei giorni scorsi non potevo prendere i soldi perché i bancomat erano tutti vuoti». E poi un uomo al mercato chiede quasi nel panico: «Che cosa possiamo pagare con 60 euro? Come facciamo a pagare le nostre scadenze, le bollette, se non possiamo utilizzare le carte per pagare?». Ma molti pensano che la sofferenza di questi giorni sia per una giusta causa: «Dobbiamo andare avanti, quello dei creditori è un ricatto». Molti altri si raduneranno invece questa sera per dire il loro "sì" al referendum. In queste condizioni il governo fa appello alla calma. Il ministro della Protezione cittadina, Yanis Panusis, garantisce che la polizia sarà al fianco della popolazione «per proteggere pace civile e l'espressione democratica degli elettori». E in effetti le banche greche sono pattugliate dai poliziotti, che sul territorio sono molti di più rispetto alla normale amministrazione. Inoltre, però solo ad Atene, l'utilizzo dei trasporti pubblici, tra cui metropolitana, autobus e tram, sarà gratuito per tutta la settimana. Rassicurazioni anche ai turisti. Il ministero dell'Economia si affretta a dichiarare: «Coloro che sono già qui e quelli che stanno progettando di venire, non saranno intralciati dai possibili eventi. Potranno continuare a godersi una splendida vacanza». In effetti i turisti non hanno alcun problema, per loro le misure restrittive non valgano, nonostante stiano assistendo a scene di un Paese sull'orlo del baratro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA