Tunisia, 38 le vittime Chiuse 80 moschee

di Maria Rosa Tomasello wROMA Un anno dopo la proclamazione del Califfato nero, il 29 giugno di un anno fa, la Tunisia si sveglia in un nuovo incubo di sangue. Con 38 vittime e 36 feriti sulla spiaggia dorata dell'hotel Riu Imperial Marhaba, a Sousse, in gran parte turisti occidentali, e annuncia di essere pronta a tutto per proteggere la sua giovane democrazia, unica sopravvissuta alla fiammata delle rivoluzioni arabe. Il governo metterà i sigilli a 80 moschee che operano al di fuori del controllo statale, accusate di incitamento alla violenza: «Tutte le moschee chiuderanno entro una settimana» dice il premier Habib Essid, denunciando i centri di predicazione che «continuano a diffondere la loro propaganda e il loro veleno per promuovere il terrorismo». Il pacchetto di misure antiterrorismo prevede il ricorso ai riservisti dell'esercito per rafforzare le misure di sicurezza nei siti "sensibili", «a partire dai siti turistici e archeologici», che saranno "blindati" con la vigilanza di pattuglie armate, nel tentativo di evitare il crollo della fragile economia del Paese, che ieri migliaia di turisti occidentali hanno deciso di abbandonare. Maggiore controllo viene disposto sulle zone montuose che potrebbero dare rifugio ai terroristi e che saranno dichiarate "zone militari chiuse", giro di vite su tutti i sospetti per smantellare le cellule terroristiche, avvio delle «misure necessarie» contro «i partiti e le associazioni che violano la Costituzione». Il giorno dopo l'eccidio, una rivendicazione sui social media conferma la paternità dell'attentato. Il Site, il sito di intelligence che monitora l'attività jihadista in rete, rivela che su uno degli account Twitter vicini allo Stato islamico è stata pubblicata una serie di foto dell'attentatore ucciso dalle forze di polizia subito dopo l'assalto sulla spiaggia, chiamato con il nome di battaglia di Abu Yahya al-Qayarawani: in una il giovane - identificato dalla polizia tunisina come Seifeddine Rezgui, studente di ingegneria informatica di 23 anni - è ritratto sorridente, con t-shirt bianca e due kalashnikov: «Il nostro fratello ha raggiunto il suo obiettivo, l'Imperial hotel, malgrado le misure di sicurezza», ha attaccato «il bordello» e ucciso «40 infedeli» si legge. Il cellulare lanciato in mare da Rezgui è stato ritrovato ieri dagli investigatori: secondo alcuni testimoni, l'uomo avrebbe fatto una chiamata e poi gettato via il telefono prima di cominciare a sparare. Rezgui era noto ai servizi tunisini come frequentatore di estremisti salafiti e apparteneva al gruppo universitario "Gioventù islamica", ma aveva la fedina penale pulita e, a differenza di altri coetanei, non aveva mai partecipato a campi di addestramento in Libia. La Tunisia, infatti, è il Paese che ha fornito al Califfato il più alto numero di foreign fighters, circa 3mila: di questi mille sarebbero originari dell'area di Sousse. Non è certo, tuttavia, che il giovane avesse un complice: ieri un secondo uomo era stato arrestato ad Akouda, ma un portavoce del governo ha affermato che Rezgui ha agito da solo. A pagare il tributo più alto, nel resort della mattanza, è la Gran Bretagna: sono almeno 15 i cittadini britannici morti, «e il bilancio potrebbe ancora salire», rende noto il ministero degli Esteri, che definisce la strage «il più significativo attacco terroristico contro il popolo britannico» dagli attentati di Londra del 7 luglio 2005. Essid conferma: «La maggior parte sono britannici, quindi i più numerosi sono i tedeschi e i francesi». Con loro, morti sotto i colpi anche quattro o cinque cittadini tunisini. Da Londra il premier David Cameron assicura lotta senza quartiere: «Nel mondo moderno non c'è posto per questi estremisti islamici, li sconfiggeremo». E anche la cancelliera tedesca Angela Merkel assicura a Tunisi l'aiuto di Berlino per garantire la sicurezza dei confini: secondo il quotidiano "Bild" attacchi simili a quelli avvenuti in Tunisia e in Francia potrebbero colpire la Germania. ©RIPRODUZIONE RISERVATA