Francia, attacco a una centrale a gas
di Maria Berlinguer wROMA Francia di nuovo nel mirino del terrorismo islamico. Questa volta, a cinque mesi dalla strage di Charlie Hebdo, il teatro dell'attentato è stato il sito di un'azienda di gas industriale a Saint-Quentin-Fallavier, nella regione dell'Isère, a 30 chilometri da Lione. La testa di un uomo decapitato è stata trovata poco distante dalla scena della tragedia con accanto due bandiere, una nera dell'Is, l'altra bianca, con scritte in arabo. La vittima è l'imprenditore proprietario della società di trasporti Chassieu dans le Rhone, un uomo di 54 anni per il quale lavorava Yassin Sahli, poi arrestato da un vigile del fuoco. «Volevano provocare un'esplosione nel sito industriale», spiega Francois Hollande appena rientrato da Bruxelles. Per il presidente francese non ci sono dubbi sul «carattere terroristico dell'operazione». Pochi minuti prima delle 10 del mattino Yassin Sahli, il presunto terrorista, entra a bordo di un'auto scura nel sito industriale grazie al suo badge che lo autorizza a varcare i cancelli per fare regolari consegne. Ha già ucciso il suo datore di lavoro. La testa viene infilzata in un cancello, ben visibile anche all'esterno, dove infatti alcuni passanti la notano, pensando a uno scherzo macabro. Il corpo dell'uomo è distante. Yassin Sahli con il suo veicolo investe una recinzione, un secondo perimetro di sicurezza. L'azienda scelta per l'attentato rientra nelle «direttiva Seveso», ha diversi dispositivi di sicurezza. Yassin Sahli scende di corsa dalla vettura e si dirige al deposito delle bombole a gas. Le apre e appicca il fuoco. I pompieri, secondo la ricostruzione che fanno i media francesi, vengono avvisati subito. Arrivano in pochi minuti sul posto e proprio uno di loro, dopo una colluttazione per la quale rimane ferito, riesce a bloccare e arrestare il presunto autore dell'attacco. La polizia arriva dopo e identifica l'attentatore. È Yassin, Sahali, classe 1980, sposato e padre di tre figli. Era già noto ai servizi di sicurezza francesi ma senza precedenti penali. Nel 2006 era stato inserito dall'intelligence nella black list delle persone a rischio. Ma nel 2008 il suo nome è stato rimosso. Ora è in ospedale perchè ferito. È legato al radicalismo salafita. La moglie, poi arrestata dalla polizia con un'amica e la sorella di Sahli, alla stampa dice: «Mio marito è una persona normale, un gran lavoratore». E lo stesso assicurano i vicini di casa. In serata la polizia arresta un altro uomo, grazie alle testimonianze di diversi cittadini che hanno notato una Ford Fusion passare più volte davanti all'ingresso dell'impianto a gas, prima dell'attacco. L'uomo è stato arrestato nella sua abitazione ma non è ancora chiaro se si tratti di un complice. Il ministro dell'Interno in serata ha confermato invece che diverse persone sono sotto interrogatorio e che nell'intera regione dell'Isère sono stati rafforzate le misure di sicurezza. L'attentato che riporta la Francia nel clima di terrore e che segna anche la prima decapitazione in territorio europeo avrebbe potuto avere effetti devastanti se l'intervento dei vigili del fuoco non fosse stato tempestivo. La direttiva Seveso infatti sta a indicare (come l'Italia ricorda bene) i siti che contengono materiali chimici ed esplosivi molto pericolosi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA