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di Gabriele Rizzardi wROMA Stop alla Buona Scuola. Travolto dalle critiche dei sindacati e dei professori, messo all'angolo dalle proteste degli studenti e davanti al rischio o di trasformare il disegno di legge impantanato al Senato in una nuova "mina" per il governo, Matteo Renzi si prende una pausa di riflessione e frena sul contestatissimo provvedimento. «A inizio luglio faccio una conferenza nazionale sulla scuola, sento tutti, dai sindacati alle famiglie e dopo si decide» annuncia il premier con una intervista a Porta a Porta che gli offre la possibilità di provare a riaprire il dialogo con gli studenti ma anche di fare pressing sui partiti che fanno ostruzionismo in Parlamento e sulla sinistra dem. «Quest'anno con tremila emendamenti in commissione non si riesce ad assumere i 100 mila a settembre. Le scelte dell'opposizione hanno come conseguenza che il provvedimento non riuscirà ad entrare in vigore in tempo per settembre» avverte Matteo Renzi, che decide e di non giocarsi il tutto con un provvedimento «blindato». Ci sarà un decreto per le assunzioni? Il premier lo esclude («La scuola non è un assumificio...») e dà 3 giorni di tempo alla minoranza dem per togliere o ridurre gli emendamenti in commissione, approvare la riforma «nei tempi stretti che ci sono» e dunque procedere alle assunzionoi dei precari. L'annuncio arriva al termine di una giornata che si apre con una intervista alla Stampa, prosegue con l'assemblea dei deputati Pd che, con 239 sì su 291 votanti, ha eletto capogruppo il renziano Ettore Rosato (al posto di Roberto Speranza) e si conclude nel salotto televisivo di Vespa. Il governo rischia? «È il momento più difficile e più affascinante dell'intera legislatura. Questa legislatura, che finirà nel 2018, fa venire i brividi» puntualizza Renzi, che esclude le elezioni anticipate e fa capire che non pensa neppure lontanamente di fare le valigie, come gli chiedono le opposizioni. «Vado a casa quando perdo le elezioni o il congresso del partito, che ci sarà nel 2017» dice il premier a Bruno Vespa. I tempi dei trionfi alle elezioni sono ormai lontani e per la prima volta il presidente del consiglio parla di difficoltà, ammette che le elezioni di domenica scorsa hanno segnato delle sconfitte («In alcune città abbiamo perso, succede») e, con l'intervista alla Stampa, analizza i risultati delle amministrative. «Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince, Devo tornare a fare il Renzi 1. Il che vuol dire infischiarmene dei D'Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito» affonda il premier, che dimentica come è arrivato alla guida del Pd ed archivia le primarie. «Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita». Renzi, insomma, vuole cambiare registro e tornare ad indossare i panni del rottamatore al grido di "adesso basta, si cambia!". E la prima "vittima" potrebbe essere il sindaco di Roma. Nell'intervista alla Stampa, Renzi ricorda che tra un anno «si vota nelle grandi città: Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma». Roma? Il premier non lo esclude anche se da Vespa assicura che per la capitale «l'ipotesi di commissiamento non esiste». Questo, però, non vuol dire che il sindaco ha l'appoggio del premier. «Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo» dice Renzi alla Stampa. Poi, dai microfoni di Porta a Porta parte l'avviso di sfratto: «Ignazio Marino è una persona onesta e perbene. E gli viene riconosciuto da tutti. Ma chi è onesto deve anche essere capace. Si continua a dire se va avanti o no. A me interessa capire se l'amministrazione pulisce le strade e mette a posto le buche. Se sanno governare, governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa». Parole pesanti, dietro le quali si vede più un Matteo rottamatore che mediatore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA