«Con Grexit in terra sconosciuta»
di Andrea Di Stefano wROMA Non potrebbero essere più distanti le posizioni tra la Grecia e i creditori, cioè Commissione, Fmi e Bce. Lo stesso Draghi ha evidenziato che «la situazione economica in Grecia è drammatica», ma «non è responsabilità degli altri Paesi dell'Eurozona o delle istituzioni europee», ha detto il presidente della Bce in un audizione al Parlamento Europeo. Sul possibile default «abbiamo tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio» anche se, con eventi imprevedibili «entreremo in acque inesplorate», e al momento «non possiamo fare previsioni o immaginare le conseguenze a lungo termine» di una Grexit per il futuro dell'Unione europea. Lo stallo del negoziato, quindi, non può che preoccupare l'Eurotower, e per questo «serve un accordo molto presto». Secondo Draghi «la Bce sta facendo tutto quel che può per facilitare un accordo. Serve non solo nell'interesse della Grecia ma anche per l'area euro come insieme». Domenica pomeriggio, secondo la versione di Atene, si è incrinata pesantemente la fiducia tra Tsipras e i leader che sono intervenuti nelle trattative, Hollande, Merkel e lo stesso Juncker. Le istituzioni creditrici hanno chiesto alla Grecia di intervenire sulle pensioni con riforme che abbiano un impatto pari all'1% del Pil l'anno, mentre il governo di Atene ha risposto con la proposta di incidere nel 2016 per 71 milioni di euro, pari allo 0,04% del Pil. Questa è la versione della portavoce della Commissione europea con responsabilità degli Affari economici. Sul capitolo pensioni la portavoce ha accusato Atene di un «grave travisamento dei fatti, in particolare nell'attribuire alla Commissione la richiesta di procedere a un taglio delle pensioni individuali». In realtà, ha spiegato, il sistema pensionistico greco è «uno dei più costosi in tutta Europa» e «una sua riforma è fra le richieste dei creditori». Ma le istituzioni «non hanno chiesto un taglio delle pensioni individuali, ma di eliminare gradualmente i pensionamenti anticipati e i suoi incentivi e posticipare l'età pensionabile», ha aggiunto. Versione opposta da parte del governo di Atene: il capo negoziatore Euclid Tsakalotos ha spiegato che la Grecia «ha fatto enormi sforzi per incontrarli a metà strada, ma hanno insistito su entrambi i punti dei tagli alle pensioni e sull'aumento dell'Iva sui ristoranti non accettando di colmare il disavanzo, anche parzialmente, con provvedimenti per ridurre l'evasione fiscale. Inoltre, ci hanno detto senza mezzi termini che non avevano un mandato per discutere un compromesso!». La rottura del negoziato ha spaventato i mercati: tutte le piazze hanno chiuso in calo (con Atene in flessione del 4,68% seguita da Milano -2,4%, Francoforte -1,89, Parigi -1,75 e Londra -1,10%) mentre lo spread è risalito sino a toccare 160 punti. Un piccolo assist a favore di Atene è arrivato dall'agenzia di rating Standard & Poor's: se la Grecia non pagasse la Bce a luglio e agosto, quando arrivano a scadenza 6,7 miliardi di bond, non si tratterebbe di un default perché l'Eurotower ha tenuto questi titoli in portafoglio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA