«Maroni? Sciocchezze senza alcun fondamento»

di Giovanni Scarpa wPAVIA «Un ricatto senza fondamento». Massimo Depaoli boccia senza appello la minaccia di tagliare i fondi ai sindaci che accoglieranno altri profughi. «Sciocchezza campata per aria semplicemente perchè i sindaci, in questa vicenda, non possono fare nulla se non essere consultati – spiega il sindaco di Pavia – visto che i richiedenti asilo vengono poi sistemati in strutture private, siano essi alberghi o residenze assistite». «Nella decisione di dove e quanti mandarne, di dove alloggiarli e quanto tempo farli restare, i Comuni proprio non hanno alcun ruolo – insiste il sindaco di Pavia –. Nessuno, che mi risulti, è stato ospitato in una struttura pubblica. I profughi sono tutti gestiti dai privati che hanno partecipato al bando della prefettura». Insomma, il governatore della Lombardia è proprio fuori strada. «E anche se fosse che qualche sindaco mette a disposizione un locale pubblico, resta una minaccia vuota e priva di effettive conseguenze – dice ancora Depaoli –. Cosa farebbe, Maroni? Cosa taglia, come, in che modo, sulla base di quale giudizio? Piuttosto, vada a vedere nei centri dove sono accolti come funziona e a chiedere agli albergatori se sono scontenti della situazione. Forse scoprirebbe che molti operatori lavorano grazie all'arrivo degli immigrati anche. E sono ben contenti di farlo, visto i tempi che corrono». Pur non essendo favorevole alla sistemazione di 50 profughi nell'albergo che si trova nel centro del proprio paese, il sindaco di Robbio Roberto Francese è convinto che Maroni abbia «preso una cantonata». «Noi sindaci a volte non veniamo neppure informati dell'arrivo dei richiedenti asilo – dice –. A me è successo così. Ho chiamato la prefettura per chiedere cosa stava succedendo. C'è anche un'interrogazione parlamentare sulla nostra vicenda. Ad ogni modo, i profughi vengono sempre sistemati in strutture private. Noi cosa potremmo fare? Non ce l'abbiamo con nessuno, ma se potessimo aiuteremmo prima gli italiani in difficoltà, che sono tanti». Paolo Prè, sindaco di Borgo Priolo dà un giudizio negativo su come viene gestita la questione profughi. Ma anche lui precisa che «i sindaci in tutto questo non hanno alcun ruolo». «Da noi sono accolti in un albergo, strutture pubbliche non ce ne sono e anche se ci fossero non saremmo favorevoli. Ma quella di Maroni è stata una provocazione». «Io sto con Maroni – precisa il sindaco di Pieve Porto Morone, Virginio Anselmi –. Credo che il presidente della Lombardia si riferisse ai Comuni che possono ospitare direttamente in strutture pubbliche i profughi. Cosa che, a quanto ne so, non succede qui da noi in provincia. A Pieve sono ospitati, ad esempio, in una struttura privata. Ma Maroni ha voluto sollevare un problema che tutti i sindaci sentono: e cioè, non siamo in grado di poter aiutare i nostri connazionali, e siamo costretti ad ospitare gente che viene da fuori. E' vero che arrivano da situazioni terribili, nessuno ce l'ha con loro. Ma così non può andare avanti». «La firma del ministro di allora sui primi contratti siglati in provincia di Pavia fu proprio di Maroni – ricorda Fabio Garavaglia della cooperativa Faber che accoglie 130 persone rifugiate –. Maroni ha poca memoria».