Gigi è stellare Il capitano tiene in piedi la sfida
di Valentino Beccari Capitano coraggioso. Comunque. Non è l'eroe di Berlino come nel 2006 ma in una notte meno azzurra di nove anni fa scorrere il suo nome sui titoli di coda di un film a cui è mancato solo il lieto fine. Perché quell'intervento su Dani Alves vale un gol in rovesciata. Gigi Buffon infrange le regole della fisica, viola i principi costituzionali della logica, la sua mano non accompagna il movimento del corpo, torna anarchica sulla sinistra quando busto e pensieri sono già a destra e respinge con forza un pallone che anche aveva già strizzato l'occhio alla rete. E invece strozza in gola l'urlo di Dani Alves e del popolo catalano. E la Juventus resta in vita, perché andare sotto di due reti col Barcellona dopo nemmeno un quarto d'ora sarebbe stata la fine delle trasmissioni. È un guerriero Buffon, mandato sul fronte quando era ancora adolescente nella trincea del Parma che all'epoca non era provincia ma cuore dell'impero. Eppoi la circumnavigazione del mondo con la Juve e la Nazionale, l'apoteosi con il Mondiale a Berlino, poi la serie B, la provincia vera, Rimini come squadra da affrontare e non spiaggia dove prendere il sole, una schiena sinistra che sembra destinarlo a un crepuscolo precoce, l'abbandono in corso d'opera ai Mondiali in Sudafrica del 2010 ma poi con Antonio Conte ritrova il sorriso, la voglia, gli scudetti e torna a essere quel Superman che non per caso è stato inserito nella lista Fifa dei 125 giocatori viventi più forti di sempre. Non è più un guerriero ma un monumento e la sua statuaria presenza ben si sposa con il contesto di un Olympiastadion che da sempre viaggia mano nella mano con la storia, quella da non dimenticare. Buffon a 37 anni è ancora un atleta vero, ministro con portafoglio di una squadra che è diventata di lotta e di governo. E lui fa opposizione prima a Dani Alves e poi a Suarez. Tiene la squadra in vita. Il gol di Alvaro Morata rimette le cose a posto ma poi la Juve cade in tentazione, mette un piede se non entrambi nella presunzione e si offre al contropiede devastante del Barcellona che punisce con un morso di Suarez stavolta non sulla spalla di Chiellini ma alle spalle di Buffon che devia ma non trattiene un tiro velenoso del solito Messi. Non si dà per vinto Buffon, fa valere i gradi del capitano e si appella anche ad alleanze poco terrene quando a Neymar annullano un gol per una correzione involontaria di mano su un suo colpo di testa. Potrebbe essere un segno del destino, la "mano di Dio" che stavolta toglie la palla dalla porta. Buffon si sgola, vorrebbe quasi andare a fare il centravanti perchè sa che a 37 anni difficilmente avrà un'altra occasione così. «C'è stato un momento in cui ci avevo quasi creduto, pensavo di poter condividere con tutti i tifosi un percorso straordinario. Peccato». Parole da vincitore anche nella sconfitta. Ha avuto tanto dal calcio Buffon, tutto. Anzi quasi tutto ma anche senza Champions nella storia c'è un posto anche per lui. ©RIPRODUZIONE RISERVATA