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di Gabriele Rizzardi wROMA Promette battaglia contro la criminalità organizzata, ma difende gli esponenti del governo inquisiti, a cominciare dal sottosegretario, Giuseppe Castiglione, iscritto nel registro degli indagati per l'appalto da 100 milioni al Cara di Mineo. Spiega che il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, sono fuori dalla "cricca" e quindi devono rimanere al loro posto. Poi, promette «pulizia» nel Pd, lancia un ultimo avviso alla sinistra dem e stilando un primo bilancio delle riforme fatte, si promuove a pieni voti per quanto riguarda il jobs act e il nuovo Senato, ma fa mea culpa sulla scuola e su una riforma che oggi viene bocciata da tutti. Intervistato da Ezio Mauro a Genova, per la "Repubblica delle Idee", Matteo Renzi affronta tutti i nodi sul tappeto, dal voto delle ultime regionali che ha segnato un consistente calo dei consensi per il Pd ai nuovi e inquietanti scandali di Mafia Capitale fino al controverso caso De Luca. Si comincia con gli arresti che a Roma fanno tremare i palazzi della politica. «Nella scala dello squallore stiamo superando i livelli di guardia. Ho letto alcune intercettazioni e mi vergogno. Noi faremo una battaglia senza pietà, giorno per giorno, porta a porta» dice il premier, che non vuol sentir parlare di giustizialismo e si aggrappa al garantismo. «È indecente che per vent'anni con un avviso di garanzia si decretasse la fine di una persona. Ho cinque sottosegretari indagati, tra cui alcuni del Pd. Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia. Io credo che un cittadino sia innocente fino a prova contraria» spiega Renzi, che non chiederà a Castiglione di fare un passo indietro e ricorda che anche nella sua famiglia c'è un'indagine in corso: «Io ho anche un padre indagato a Genova. Se ragiono sugli avvisi di garanzia, i miei figli non avrebbero dovuto vedere il nonno...». Questo, però, non vuol dire che il governo rinunci a combattere la corruzione. Anzi, Renzi spiega che chi è stato condannato deve uscire definitivamente dalla politica: «Bisogna che gli scandali vengano fuori e chi ha corrotto deve lasciare. Sei stato condannato? Vai subito a casa». Eventualità che per il premier non può riguardare il sindaco di Roma e il presidente della Regione Lazio. «Marino e Zingaretti sono completamente altro rispetto alla cricca. Non si può sparare nel mucchio», taglia corto il presidente, che coglie l'occasione per rispondere sul calo di voti («Numericamente il Pd ha vinto...») e, rivolto alla minoranza dem, invita ad aprire gli occhi e mette tutti in guardia dal rischio Lega. «Sicuramente il Pd deve fare una riflessione e ben venga. Ma cosa c'è fuori dal Pd? La Coalizione sociale di Landini, il Podemos italiano, Pastorino? Fuori c'è Salvini e il centrodestra e noi siamo l'alternativa... Per essere argine all'antipolitica dobbiamo darci una mossa, ma essere consapevoli della situazione». Per il premier, che esclude il voto anticipato, è necessaria una sinistra «che apre le fabbriche, non quella che fa i convegni sul lavoro» e che abbia come prospettiva «il governo del Paese». Basta con gli ex, insomma. Quanto alle riforme, Renzi difende il lavoro fatto e puntualizza: «Potete mandarci a casa, ma non potete fermarci perché l'Italia è una bicicletta che sta in piedi solo se corre». E la scuola? Stavolta il premier ammette di aver commesso degli errori e apre almeno in parte alle richieste dei sindacati e dei professori. «Errori? Non sulla legge elettorale, ma sulla riforma della scuola sì e la correggeremo ascoltando tutte le voci. Ma almeno, noi facciamo le cose e andremo avanti fino in fondo». La riforma, insomma, non è blindata e il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, lo conferma: «Abbiamo cambiato alcune cose alla Camera, altre probabilmente le cambieremo al Senato. Non c'è chiusura». Quanto al caso De Luca, Renzi esclude che il governo possa cambiare la legge Severino: «Il tempo delle leggi ad personam è finito. Noi non ne facciamo», assicura. Infine il premier riserva una stoccata al Cav: «Il patto del Nazareno sembrava un Kinder sorpresa, non si sapeva che ci fosse dentro...». E ancora: «Berlusconi grida sempre al "comunista" è un suo evergreen. Oggi lui è un po' meno green, l'importante è che non sia ever...».Il governo, che ha già scontato l'uscita dei popolari di Mario Mauro, corre rischi? Renzi ostenta ottimismo, ma nella maggioranza il nervosismo cresce e Nunzia De Girolamo lancia un aut aut ad Alfano: «O Ncd esce dal governo o io esco dal partito». ©RIPRODUZIONE RISERVATA