Fitto lancia il suo gruppo e dice addio a Berlusconi
di Gabriele Rizzardi wROMA Era solo una questione di tempo. Ora è ufficiale. Dopo i continui scontri con Berlusconi e la scelta di correre in Puglia con una sua lista civica a sostegno di Francesco Schittulli, ieri Raffaele Fitto ha ufficializzato la costituzione del gruppo dei "Conservatori e Riformisti» al Senato. Il capogruppo è Cinzia Bonfrisco, i senatori che dicono addio al Cavaliere sono 12. Il presidente Pietro Grasso ha dato l'annuncio ieri nell'Aula di Palazzo Madama. Per l'europarlamentare ribelle, che ha formalizzato la decisione dopo una riunione con i senatori a lui vicini, è un ulteriore step della scissione da Forza Italia. L'obiettivo, annunciato prima delle regionali, è quello di giungere alla costruzione di un nuovo contenitore moderato. «Noi siamo nel campo alternativo a Renzi per costruire un'alternativa a questo governo. Il rapporto con Forza Italia sarà lo stesso che avremo con tutti coloro i quali condividono i contenuti e le regole per selezionare la classe dirigente. Noi da tempo chiediamo le primarie» spiega Fitto. Alla Camera, dove servono 20 deputati per formare un gruppo, ancora mancano i numeri per lo strappo definitivo. Ma Fitto, che ha cominciato a fare scouting nel gruppo Misto, nell'Area Popolare ma anche tra gli ex di An ed ex pentastellati, non ha fretta. «Io procedo sempre gradualmente. Stiamo andando avanti piano e con convinzione. Quei deputati che vorranno condividere questo progetto politico potranno esserne parte integrante». Quel che è certo è che si assottiglia la pattuglia dei senatori forzisti, che da 60 passano a 48. Numeri che non sembrano impressionare più di tanto Berlusconi, che ha vissuto la notizia del definitivo strappo come una liberazione. «Fitto ormai è fuori da tempo» avrebbe detto il Cavaliere ai suoi fedelissimi. Il problema, per Forza Italia, riguarda infatti il difficile rapporto con Matteo Salvini, che dopo la vittoria alle regionali rivendica la leadership del centrodestra e insiste sulle primarie. Berlusconi per ora tace. A parlare ci pensa il suo consigliere politico e neo governatore della Liguria, Giovanni Toti, che non chiude le porte né alle primarie per la leadership né a quelle per decidere il prossimo anno il candidato a sindaco di Milano. Ma prende tempo. Matteo Salvini si è detto disponibile («È la mia città...») a condizione che nel 2016 non si voti pere le politiche. Le primarie si faranno? Toti fa capire che un metodo per la selezione della classe dirigente va trovato: «Diamoci qualche settimana e mese... Ci sono tanti metodi e tanti modi. Non c'è nessun pregiudizio per le primarie purché siano fatte in modo decente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA