l’intervista
di Anna Ghezzi wPAVIA «Noi vogliamo riconoscere talenti e meriti, con criteri trasparenti. Maugeri non può rinascere se non si introducono sistemi di valutazione». Trasparenza, meritocrazia, qualità dell'assistenza, monitoraggio dei risultati. Sono alcuni dei punti su cui si vuole basare il rilancio della Maugeri. Con la busta paga di maggio i dipendenti della fondazione hanno trovato una lettera che comincia con "Cari colleghi", firmata dal direttore generale Gianni Giorgi, mente sanitaria del rilancio della Maugeri dopo il pantano del debito che sarà superato solo con l'ammissione al concordato. Una lettera per aggiornare tutti sui passi fatti e da fare, e per esprimere gratitudine per l'impegno professionale assicurato finora e in futuro. Anche se non sarà un periodo tranquillo: dopo la mobilità si preannuncia uno scontro anche sulla volontà di "dare i voti ai dipendenti". Lei parla di valutare i "cari colleghi". «Mi è stato detto che scrivere "cari colleghi" è nuovo paternalismo. No: noi gestiamo una realtà che vorrebbe andare oltre quello che è accaduto finora. Cari colleghi significa: abbiamo un patto, dobbiamo lavorare insieme per rilanciare la Maugeri. Per questo chiediamo regole forti per riconoscere talenti e meriti». Una delle paure dei dipendenti è il ritorno ai bonus personali in busta paga. «Riconoscere il merito non è una questione solo economica. Anche perché ora abbiamo ancora un problema economico e c'è bisogno della solidarietà di tutti per pagare i debiti. Ma la direzione in cui andiamo è l'esatto opposto della clientela: tutti accettiamo la valutazione. Tutti abbiamo diritto e dovere di essere valutati». Da chi? «La valutazione segue la linea di responsabilità. Ci devono essere criteri trasparenti, il più possibile oggettivi. Ma è il dirigente che deve sapere valutare il suo gruppo, e il singolo in base al suo operato. Se il dirigente non sa valutare, deve essere sostituito: è come se un medico non sapesse fare le diagnosi. Stiamo portando avanti a livello nazionale anche il monitoraggio degli esiti, come al Monzino sui tassi di sopravvivenza dopo gli interventi, con me li abbiamo pubblicati sul sito. È importante avere chiari i risultati. Nella riabilitazione la valutazione degli esiti è difficile, ma necessaria: quindi studiamo strumenti di rilevazione per capire dove serve, dove no, dove va gestita la lungo degenza». Di merito si è parlato nella trattativa sull'assistenza ai "solventi"? «Sì. I solventi sono quelli che scelgono di farsi curare alla Maugeri, a pagamento, a carico di fondi, assicurazioni. Non avendo margini per aumentare i ricavi dal sistema sanitario nazionale dobbiamo implementare questo settore. Attualmente per noi vale il 2%, altri arrivano al 5 o 10%. Dobbiamo qualificarci su questo, vogliamo che ai pazienti solventi, con trattamento alberghiero, siano garantiti gli stessi percorsi e livelli clinici del paziente del pubblico». Quando parla di riorganizzazione cosa intende? «Dobbiamo salvare la Maugeri pagando i debiti e rinnovando il modello di ospedale. Le due cose vanno insieme. Quindi riabilitazione 7 giorni su 7 e riabilitazione tempestiva del paziente cronico, su due aree, cardiorespiratoria e neuromotoria. All'interno di queste c'è l'oncologia, che spesso necessita di un trattamento simile alle patologie croniche». Sette giorni su sette è una mezza rivoluzione. «Certo, significa fare turni anche su sabato e domenica, ripensare la giornata del paziente in base alle esigenze di riabilitazione personalizzate e organizzare la vita dell'ospedale in funzione della giornata del paziente non viceversa». A Pavia cosa farete? «Bisogna far rete con il San Matteo e gli altri enti sanitari della città creando percorsi clinici condivisi e non sovrapponibili». A Montescano la riorganizzazione è già partita. «Lì abbiamo un problema strutturale ma grande professionalità. Stiamo predisponendo un progetto realistico sulla base del accordo regionale: ci saranno meno posti letto, ma più efficaci. Non abbiamo liste d'attesa pesanti e con la riabilitazione 7 giorni su 7 si potrà fare in due settimane e mezzo quel che si faceva in tre. A Montescano abbiamo mantenuto il punto prelievi ma grazie alla tecnologia le analisi si fanno a Pavia. La farmacista a disposizione per individuare trattamento farmaceutico insieme al medico, c'è ancora. Solo che èa Telese, fa il servizio per tutti per via telematica e gira periodicamente per fare consulenza». Infine, la mobilità: cosa chiedete? «Ci siamo impegnati a non fare esuberi complessivamente su tutta la Maugeri e a rispettare il contratto nazionale. Sappiamo che la gente deve poter fare il proprio lavoro volentieri, vicino alla famiglia. Ma ci sono situazioni in cui il rapporto medici, pazienti e servizi è da riorganizzare e fa evidenziare piccoli eccessi di personale: se non troviamo un volontario dobbiamo stabilire una regola. Quale? Il più giovane, chi non ha fatto mai esperienza in più istituti, chi ha meno problemi familiari. La gestione caso per caso si presta a clientelismo, noi vogliamo una gestione chiara e trasparente. Il mio interesse non è fare il male dei dipendenti: ho bisogno che lavorino e abbiano fiducia. E il risultato del referendum non fa che stimolarmi a fare il meglio».