GIRO D’ITALIA»UN CAMPIONE RITROVATO

I NUMERIdi Antonio Simeoli wINVIATO A CERVINIA (Ao) Il ruggito del sardo, all'ombra del Cervino, in un paesaggio da favola. In una tappa combattuta e corsa nei primi 150 chilometri a quasi 50 di media. Fabio Aru si è buttato alle spalle i fantasmi dell'ultima settimana. La mazzata presa da Alberto Contador (ma non dagli altri) nella crono di Valdobbiadene, le brutte giornate di Mortirolo e monte Ologno. Lo davano per sfinito da un Giro corso a mille e iniziato con una condizione non al 100%. A rischio podio, addirittura attaccabile dal costaricano Andrey Amador. No, Aru ha spazzato via tutte le nuvole in Val d'Aosta. Proprio come il vento aveva fatto ieri mattina per far ammirare al mondo "la montagna". Cervinia ha voluto la tappa per celebrare i 150 anni della prima scalata al Cervino, un colosso di 4.478 metri. Aru non è un colosso, è gracile. Aru non ha il talento, la forza, il carisma, ancora (e ci mancherebbe) l'esperienza e l'intelligenza tattica di Contador. Ma voglia di vincere, grinta e talento sono fuori dal comune. Perché sul Mortirolo avrebbe potuto prendere un quarto d'ora, a Verbania sarebbe potuto saltare, ma a suon di smorfie (nella classifica delle "facce" del gruppo può il francese Thomas Voeckler). Ha sempre tenuto duro. E ieri ha dimostrato che, sì, l'Italbici ha davvero trovato il futuro delle corse a tappe dopo "le roy Nibalì". «Eppure – ha detto a fine corsa, il fido Paolo Tiralongo – Fabio a inizio tappa era nervoso. L'ho incitato a crederci, lo vedevo pedalare bene». E infatti l'Astana non ha dato disco verde alla fuga del mattino. Neanche a un generoso Giovanni Visconti (Movistar), che sulla seconda salita di giornata, il Saint Pantaleòn, ha lasciato i compagni d'avventura in caccia di punti buoni per la maglia di leader della montagna. Operazione riuscita. Il siciliano è stato poi raggiunto dal gruppo dei big tirato dall'Astana. Spesso hanno lavorato inutilmente, ma hanno pur sempre vinto quattro tappe e non è poi colpa loro se hanno trovato di fronte un Contador inattaccabile, pur spesso anche senza squadra. «Ero da solo – ha detto la maglia rosa – ho controllato Landa e gli altri». «Ero da solo», ha detto. Una bella stoccata al patron Tinkoff, dal quale radio mercato gracchia sarebbe pronto a separarsi per correre l'ultimo anno di carriera con di nuovo l'amico Bjarne Riis in ammiraglia (e noi, ingenui, che pensavamo di esserci liberati di monsieur 60 di ematocrito... mamma mia!). Oggi il padrone del Giro potrebbe chiudere tentando l'impresa su colle delle Finestre e Sestriere. Anche da solo re Alberto si sa difendere in questo Giro, è bravo a setacciare alleati sul percorso. Ieri a 10 km dall'arrivo a un certo punto è rimasto con i due dell'Astana, Aru e Landa, ma anche con l'olandese Steven Kruijswijk (Jumbo) e il canadese Rjder Hesjedal, preziosi alleati nelle precedenti tappe. Chiaro il piano: lasciare la vittoria a uno dei due. Poi, a 7,7 km dalla fine, dopo un primo tentativo di Mikel Landa e uno scatto di Hesjedal, l'attacco. Aru aveva appena incrociato un gruppo di suoi tifosi col bandierone dei quattro mori. Si alzato sui pedali, ha ripreso Hesjedal, ha accelerato. Si è ripreso il secondo posto, ora è a 4'37" dal leader. Ha tirato un urlo sul traguardo. Gli si è fatta incontro la fidanzata Valentina: «Cosa hai fatto?». Un ruggito al Pistolero. All'ombra del Cervino. @simeoli1972 ©RIPRODUZIONE RISERVATA