il tESORO SPRECATO
di Linda Lucini wPAVIA «La Certosa è uno dei monumenti più importanti dell' Europa del Quattrocento eppure è in quello stato. Così come Pavia che un luogo meraviglioso, ma poco frequentato». Philippe Daverio, papillon e gilet colorato, sentenzia senza pietà. L'esperto d'arte e volto televisivo racconta che per un secolo e mezzo la Lombardia dei Visconti e degli Sforza è stata un crocevia di cultura, il luogo dove c'erano le banche più ricche d'Europa e che i due lavori pubblici più grandiosi di quell'epoca sono stati il Duomo di Milano e la Certosa. Il primo monumento è curatissimo, il secondo è allo sbando. Di chi è la colpa? «Dei lombardi che amano cancellare la storia. E poi non hanno reattività sui beni culturali: è un dato di fatto» . Ne è davvero certo? «Sì, se si fa l'elenco dei crimini artistici quello lombardo è l'elenco più lungo d'Europa. Basti dire che per realizzare la linea ferroviaria Milano-Genova hanno abbattuto un pezzo del chiostro del Bramante». Guardiamo però a errori più recenti... «Bisognerebbe chiedere alla Regione il motivo per cui non ha avuto modo fino ad oggi di creare una struttura dei beni culturali lombardi. Non esiste un'indicazione delle priorità. Non c'è ne in tema salvaguardia, ma neppure come promozione dei monumenti più meritevoli di essere visti». Che fare per salvare la Certosa e aprirla ai turisti? «Le soluzioni le devono trovare i politici. E' una scelta di priorità. Siamo usciti dal ventennio formigoniano che è stato un po' un'ipoteca per la Lombardia perchè lui ha stabilito altre priorità. Bisogna guardare a ciò che avvenuto in quel ventennio. Quegli anni erano quelli dove era finita la spinta del contemporaneo e si doveva cominciare a recuperare al passato, invece Roberto Formigoni ha puntato l'attenzione su altro. Contavano le amicizie, contava il consenso». Ora però soldi non ce ne sono più e la Certosa resta con un accesso a singhiozzo e con un patrimonio degradato... «Noi spendiamo un quinto di quello che spendono i tedeschi e di monumenti ne abbiamo un po' di più della Germania. E' una scelta anche questa. Così come è una scelta aver sostanzialmente abbandonato la struttura storica del sistema monastico a sud del capoluogo. L'abbazia di Mirasole è l'unica che resiste, fa fatica Chiaravalle, Monluè è deserta, Viboldone pure e la Certosa è quello che è. Ci manca la percezione del tessuto che ha reso grande la Lombardia nei secoli e la cosa più curiosa è che la domanda non manca, anzi. Faccio spiacevolmente un esempio personale: è uscito un mio libricino con una serie di itinerari non lontani da Milano e in un mese ha venduto 15mila copie. Segno che l'interesse c'è, ma non basta un libretto ci vorrebbe di più». Ad esempio? «Non era possibile nel dare l'appalto per il nuovo palazzo della Regione mettere l'1% per il restauro e il recupero di monumento importanti come la Certosa? E' un problema di linea politica: per il governo e per l'opinione pubblica la Certosa, così come la cultura, non sono una priorità o perchè non ci si mangia o perchè non ci si guadagna. C'è poco da fare». Eppure valorizzare la Certosa avrebbe fatto bene anche ad flusso turistico di Expo... «Expo ha fatto belle cose soprattutto per gli amici, ha distribuito una parte del denaro più per affetto che per gli effetti che poteva portare».