«Dalla guerra di movimento ai massacri nelle trincee»

Racconto teatrale curato da Roberto Sbaratto (foto) e Cinzia Ordine, "Cent'anni fa a Sarajevo" ricostruisce gli eventi accaduti nella giornata al del 28 giugno 1914 con l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'impero austro-ungarico e della moglie, le duchessa Sofia. . «La storia non si fa con i se - spiega Sbaratto nei panni dell'"ingegner Szigeti" - eppure sono stati tanti i "segnali" reali e scaramantici che, se ascolti, avrebbero evitato l'omicidio e, probabilmente, il primo conflitto mondiale con i suoi 36 milioni di vittime coinvolte il più sanguinoso e cruento della storia». Lo spettacolo verrà presentato stasera alle 20.30 al teatro Carbonetti di Broni nell'ambito della rassegna dedicata alla Grande Guerra. Il biglietto d'ingresso costa 20 euro (ridotto 15 euro) per la platea, o 15 euro (ridotto 10) per la seconda platea e la balconata. Al termine della rappresentazione gli autori e il prof. Galli discuteranno con il pubblico rispondendo a eventuali domande.di Roberto Lodigiani wBRONI I ragazzi tedeschi di «Niente di nuovo sul fronte occidentale», come pure gli studenti pavesi del battaglione universitario, partivano allegramente per la guerra, fanfara e banda in testa, convinti che no, non sarebbe stato proprio una passeggiata, ma neppure un lungo e tremendo massacro. Sul quando e perchè, cent'anni fa, la guerra di movimento divenne la logorante guerra di trincea, tra sanguinosi assalti alla baionetta e una vita da topi nel fango, lo racconterà domani e domenica - nel centenario del nostro intervento - al teatro Carbonetti di Broni, Giorgio Galli, notissimo storico e politologo, già docente di Dottrine politiche alla Statale di Milano; Galli si soffermerà anche sulle ripercussioni del Primo conflitto mondiale sulle società post-belliche italiana ed europea. Professor Galli, ci spieghi cosa accadde. «L'esercito tedesco mobilita rapidamente nell'agosto 1914 e attua il Piano Schiefflen secondo il vecchio modello della guerra franco-prussiana del 1870, ma non ha forze sufficienti per riuscire nella manovra di aggiramento dei francesi e del corpo di spedizione inglese. L'offensiva così fallisce, sia per la risposta della Francia che mobilita le riserve nella battaglia della Marna (quella della leggenda-verità dei taxi parigini utilizzati per trasportare rapidamente i soldati sulla linea del fuoco), sia perchè i russi cominciano ad avanzare in Prussia orientale e questo costringe l'alto comando germanico a distogliere forze da Ovest per spedirle ad Est con i generali Hindenburg e Ludendorff». Insomma, nel 1914 il blitzkrieg non riesce. Nel 1940 la musica invece sarà diversa. «Sì, Hitler e i suoi comandanti riescono dove il kaiser aveva fallito. Ma in quel caso è decisivo il ruolo svolto dall'arma corazzata e dalla stretta cooperazione con l'aviazione». Il copione del '14 si ripete, un anno dopo, in Italia. «Le linee austriache al momento del nostro intervento sono relativamente sguarnite e questo potrebbe consentire una rapida avanzata verso Lubiana e Trieste, unendosi addirittura ai russi che attaccano in Galizia. Ma Cadorna, il comandante supremo, ha questa ideaa assurda di voler conquistare le montagne e l'avanzata si ferma dopo pochi chilometri. Verranno poi le undici spallate dell'Isonzo». Nelle trincee si consuma la miglior gioventù italiana. «Quella guerra estenuante è il preludio al fascismo. Non a caso Mussolini dirà che l'Italia del 1918 doveva essere governata dalla trincerocrazia». La guerra lampo riprende, per qualche momento, dopo la rotta del nostro esercito a Caporetto. «In quel caso, i generali tedeschi e austriaci ideano un piano brillante e lo attuano in modo perfetto ma alla lunga si dimostrano anche loro ottusi come Cadorna. Anzichè continuare ad avanzare, con il giovane tenente Erwin Rommel che vuole arrivare fino a Brescia attraverso le Giudicarie, si fermano per prendere i monti, permettendoci di riorganizzarci e di resistere sul Piave». La guerra di movimento, in realtà, continua anche dopo il 1914 sul fronte orientale. «Lì entrano in gioco anche i fattori politici, oltre agli spazi e alle distanze che non consentono la guerra di trincea. L'esercito russo si sfalda, scosso dai moti rivoluzionari in patria, e i tedeschi hanno la strada spianata. Giungeranno fino a Kiev». ©RIPRODUZIONE RISERVATA