Alberto, l’uomo di ferro «Punto alla doppietta»
dall'inviato wMONTEGRANARO (Fermo) Il campione è fuori in allenamento. Il quartier generale della Tinkoff-Saxo Bank e un lussuoso hotel di Montegranaro. Il paesaggio è meraviglioso. Il parcheggio è occupato dagli imponenti mezzi della squadra del milionario russo. Un bus, un autoarticolato. C'è pure un camion-cucina. Si fa il bucato. Poi arriva lui, re Alberto Contador. In bici. Si fionda al camion officina e, mentre arrivano alla spicciolata i compagni di squadra al termine della sgambata, inforca la bici da crono nera per una breve uscita. La caduta e il colpo alla spalla di Castiglione della Pescaia impongono prove supplementari sulla posizione in sella. Bastano pochi minuti al campione per capire che le prolunghe del manubrio dovranno essere avvicinate per consentire alle braccia di allungarsi meglio e non sovraccaricare la spalla infortunata. Mentre i meccanici preparano le bici per la tappa del giorno dopo e i compagni vanno sotto la doccia, Contador fa punto sul suo Giro. «Quando sono finito a terra l'altro giorno – ha detto – ho avuto paura che la mia avventura fosse finita, ma è stato un attimo. Ho lavorato tanto in questi mesi per vincere questa corsa e non volevo vanificare tutto». Mette firma il due volte vincitore del Tour de France sulla situazione di classifica dopo una settimana di Giro. «Sì, la classifica è molto corta, Aru e Porte sono avversari pericolosi, ma adesso arriva la cronometro che è una mia specialità. E se poi le cose dovessero andare meno bene quel giorno ci saranno ancora le montagne, il mio pane». Convinzione a mille, morale altissimo. Gli avversari: Contador teme l'Astana e il suo giovane capitano. «Aru attacca sempre, è come me da giovane, vuol sempre fare il numero. Ha una squadra forte. Sky non tira un metro? Non mi preocupa, noi temiamo l'Astana non il Team Sky». Poi un particolare, che deve far tremare i polsi ai suoi avversari. Gli chiedono se la caduta abbia aumentato la sua voglia di realizzare la doppietta Giro-Tour. Lui guarda tutti negli occhi muovendo il capo da destra a sinistra e risponde sicuro. «Impossibile, la mia determinazione era già al massimo possibile. Voglio provare a vincere Giro e Tour perché è un mio ambizioso progetto sportivo. Non c'è alcun premio legato al mio contratto: sono io che ho deciso di correre Giro e Tour perché voglio realizzare un sogno». A poca distanza c'è il ds, Bruno Cenghialta. E dice: «Guardatelo: è un leader, con una feroce voglia di vincere. Aru e Porte sono forti e non li sottovalutiamo, ma...». Già, Richie Porte. Il tasmaniano, rimasto sulle ruote dei due rivali per quasi dieci giorni, ha un piano ben preciso. «Attaccherò nella cronometro», dice Porte. Che ha invitato tutti a visitare il suo motorhome fuori dall'hotel. Bello. perplesso un ex vincitore del Giro, Stefano Garzelli: «Ho quattro figli, sarebbe ideale per le vacanze. Ma quando correvo una delle cose più belle era proprio fare gruppo con i miei compagni». Bravo. (a.s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA