Napoli, l’infermiere killer e quel mitra sotto il letto

NAPOLI Giulio Murolo, l'infermiere dell'ospedale Cardarelli che venerdì ha ucciso quattro persone dal balcone di casa, era pronto a sparare con un Kalashnikov. Un mitragliatore Ak 47 era nascosto sotto il suo letto, assieme a un machete e a diverse munizioni. L'hanno scoperto gli agenti della squadra mobile di Napoli durante la perquisizione a casa del killer insieme con le altre armi detenute legalmente. Il giorno dopo il massacro che ha sconvolto il quartiere di Miano, si teme per le condizioni di una delle sei persone ferite, Vincenzo Cinque, il vigile urbano ricoverato in rianimazione. Mentre il sindaco Luigi De Magistris ha indetto il lutto cittadino per rendere omaggio alle vittime. Una strage nata da una lite per la contesa di un ballattoio. Un piccolo spazio che Murolo aveva in comune con il fratello Luigi, di 52 anni, e la cognata Concetta Uliano, di 51. Li ha uccisi tutti e due, forse «colpevoli» quel giorno di aver steso la biancheria. Ma non si è fermato Murolo rimanendo sul balcone e mirando dritto al cuore di un vigile urbano, Francesco Bruner, 60 anni ,accorso dopo aver sentito gli spari, e Luigi Cantone, un uomo di 59 anni. Lavorava come cuoco al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele e per caso si trovava a passare con lo scooter sotto casa dell'infermiere impazzito. Ora Giulio Murolo, che i colleghi dell'ospedale Cardarelli descrivono come un uomo «schivo, ma che non ha mai dato problemi», dovrà rispondere di duplice omicidio per l'uccisione del fratello e della cognata. Ma gli è stato contestato anche il reato di strage per la morte di Cantone e Bruner e per il ferimento degli altri passanti. Ieri nell'interrogatorio condotto dal pm, Roberta Simeone, è rimasto in silenzio. Domani o martedì dovrà affrontare l'interrogatorio di garanzia davanti al gip. Le indagini intanto vanno avanti, mentre si aspettano le risposte autoptiche. Si tratta infatti per gli inquirenti di ricostruire le varie fasi di quel venerdì maledetto. Appare ormai certo che a sparare sono state anche le forze dell'ordine. A confermarlo è stato lo stesso capo della squadra mobile di Napoli, Fausto Lamparelli. I bossoli esaminati dalla scientifica non provengono infatti solo dal fucile impugnato da Murolo, ma da armi diverse. Non solo. Durante i rilievi è emerso un particolare inquietante. Alcuni testimoni della strage avevano parlato anche di spari partiti da pistole impugnate da residenti. Circostanza che sarebbe stata confermata: ci sono infatti i fori di due proiettili conficcati uno sul portone di fronte al balcone dal quale Giulio Murolo faceva il tiro al bersaglio sui passanti. L'altro, sul muro del negozio attiguo al portone della casa di Murolo. Il killer è un tiratore scelto e non sparava a caso. I colpi erano tutti mirati e quei proiettili - fanno osservare alcuni residenti - sono colpi di risposta di qualcuno che gli sparava dalla strada e che forse, questa l'ipotesi che emerge, non era un appartenente alle forze dell'ordine. (f.cup) ©RIPRODUZIONE RISERVATA