La recessione è finita L’Italia torna a crescere
di Maria Berlinguer wROMA L'Italia è fuori dalla recessione. E poco importa che la maggior parte dei Paesi dell'Eurozona abbia corso molto più di noi. Nel primo trimestre del 2015 il Pil è tornato a salire, dopo cinque trimestri di mancata crescita, dello 0,3%rispetto all'ultimo trimestre del 2014. Il dato è stato reso noto dall'Istat che ieri ha diffuso le stime preliminari sulla crescita. Il risultato, per quanto modesto, è superiore alle aspettative degli analisti e conferma quanto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan aveva detto in aprile nell'audizione al Senato. In ogni caso si tratta del miglior risultato in assoluto dal 2011. «Il dato sul prodotto interno lordo è superiore alle nostre aspettative, è presto per cantare vittoria ma è il segnale della svolta impressa all'economia delle politiche del governo», commenta Padoan. Per il titolare dell'Economia ora è più a portata di mano il raggiungimento dell'obiettivo della crescita dello 0,7% nel 2015 indicato dal governo del Def. «Giornata di passi in avanti su flessibilità, immigrazione Ue, crescita economia, c'è ancora molto da fare ma non si molla», il tweet con il quale Matteo Renzi commenta a caldo i numeri dell'Istat. Poi, approfittando del video sulla scuola postato sul sito del governo il premier aggiunge: «Oggi abbiamo avuto finalmente, dopo una dozzina di trimestri, il segno più al Pil ma non servirà a niente tornare a crescere nelle statistiche se non torniamo a crescere nelle scuole». L'Italia dunque torna nel solco dell'Eurozona il cui Pil è cresciuto dello 0,4% , attestandosi tra il dato della Germania, cresciuta dello 0,3% e della Spagna che si attesta allo 0,9% (Francia allo 0,7%). La crescita congiunturale è stata determinata dai settori dell'agricoltura e dell'industria, non dai servizi che secondo l'Istat restano stagnanti. Dal lato della domanda l'istituto di statistica registra la crescita delle domanda interna che controbilancia il dato negativo di quella estera. In pratica le esportazioni non sono andate bene. Inoltre resta la nota stonata della deflazione. L'Italia infatti resta con inflazione vicina allo zero. Nel mese di aprile l'indice dei prezzi al consumo «Nic» è salito dello 0,2% su base congiunturale ma è sceso dello 0,1% (stima invariata) rispetto all'anno precedente, dunque l'inflazione acquisita per il 2015 è a zero. Un dato che ha tra le molte cause soprattutto la diminuzione dei prezzi dei beni energetici. I dati dell'Istat spingono piazza Affari che è l'unica borsa positiva dell'Eurozona ma non convincono tutti. «Parlare di recessione, non recessione, dati Istat, è tutta gente che non ne azzecca una del 2008 e oggi siamo in una psicosi di ripresa per il calo del petrolio, perché la banca centrale ha immesso nuova moneta e hanno svalutato l'euro del 20%», dice Beppe Grillo, lasciando l'assemblea degli azionisti Eni. «Il quantitive easing e la dinamica dei prezzi del petrolio mi pare che da soli potrebbero determinare una crescita del Paese anche superiore», dice Susanna Camusso. «Se le previsioni sono quelle ho l'impressione che continuiamo, come dimostrano le tante vertenze sindacali, ad esse in una stagione in cui la crisi del sistema produttivo è ancora molto impegnativa», aggiunge la segretaria generale della Cgil. E scettica è anche Confesercenti che non solo segnala che l'Italia resta «la lumaca» dell'Europa ma evidenzia come da inizio anno siano stati 20mila i negozi costretti a chiudere i battenti. Opposta la valutazione di Confcommercio che invece intravede «buone chance» per il futuro. Dati buoni ma «non entusiasmanti» anche per Giorgio Squinzi (Confindustria). ©RIPRODUZIONE RISERVATA