La minoranza Pd: «Possibili nuovi addii»

ROMA Se altri seguiranno Pippo Civati fuori dal Pd, la responsabilità sarà di Matteo Renzi. Perché il travaglio esploso sulla legge elettorale è reale e liquidarlo come «problema suo», di Stefano Fassina o degli altri esponenti della sinistra democrat tentati dall'addio, è «sbagliato». È questa la reazione concorde della minoranza Pd alle parole del segretario. Parole che preoccupano soprattutto chi dal Pd non vuole andar via. Come Pier Luigi Bersani, che bolla come «mistificatori» gli attacchi di Renzi alla sinistra «masochista», che non sa vincere. Sarà proprio quella sinistra, assicura l'ex dem Civati, a dare del filo da torcere al premier: prima alle regionali in Liguria poi, entro il 30 giugno, con la presentazione del referendum contro l'Italicum. Fassina è sempre più vicino all'uscita dal partito: l'annuncio potrebbe arrivare subito dopo il voto della riforma della scuola, che l'ex viceministro critica apertamente. «Il Pd ha tracciato un percorso per me insostenibile», ammette Fassina. Ma non è il solo: altri come lui potrebbero seguire Civati fuori dal Pd, per costruire un soggetto alla sinistra di Renzi. E anche chi afferma di voler restare, spiega che la strada è sempre più stretta: «Finché c'è uno spiraglio resto», dice Alfredo D'Attorre. Ma dalle anime della sinistra dem viene l'invito a non liquidare il caso. «Se uno come Fassina ha dubbi sul Pd è un problema di tutto il Pd», dice Roberto Speranza. «Che tutta la sinistra che non la pensa in un certo modo sia una sinistra masochista non è vincente e convincente. E non convince che la sinistra debba ripartire dal centro», è la replica di Gianni Cuperlo. E Bersani: «Abbiamo visto che si può vincere essendo fedeli agli ideali di un centrosinistra alternativo alla destra. Poco o tanto, dall'Ulivo in poi abbiamo sempre vinto così». In nome di un partito che non smetta di guardare a sinistra, la minoranza Pd proverà a fare fronte comune nei prossimi mesi. Per il momento con prudenza viene accolto anche l'annuncio di Pippo Civati di una proposta di referendum per abolire i capilista bloccati dell'Italicum. In questo clima, Renzi decide di rinviare l'assemblea per l'elezione del nuovo capogruppo alla Camera, in calendario per oogi alle 14, a dopo le regionali: per non rischiare, spiegano i renziani, un nuovo momento di divisione interna.