Crocchette per cani, assolta la “Diusapet”

MARZANO Davanti alla sede della Diusapet a Marzano, azienda leader in Italia e in Europa nella produzione di cibo per animali, nel 2009 era arrivato anche l'inviato di Striscia la Notizia. Poi le telecamere dei tg e i titoli sui giornali. Per le «crocchette killer», segnalate da un'allevatrice di Rovigo che aveva sporto denuncia dopo la morte di due cagnolini, l'azienda pavese si era vista sequestrare dal mercato e distruggere ingenti quantitativi di mangime, per un valore di svariati milioni di euro. Oggi, a distanza di sei anni dall'avvio dell'inchiesta che rischiò di travolgere l'azienda, anche il giudice civile, come fece nel 2011 quello penale, ha escluso qualsiasi responsabilità colposa e dolosa a carico della Diusapet. Tutto ebbe origine nel 2008, quando arrivò in Italia l'eco dello scandalo del cibo al veleno. Alcune aziende produttrici finirono sotto accusa perché sospettate di aver utilizzato farina contenente melamina, la stessa sostanza tossica del latte cinese. Un'allevatrice di Rovigo che aveva usato un sacchetto di crocchette per cani prodotta dalla Diusapet fece scoppiare il caso dopo la morte di due animali. Scattarono i sequestri e le inchieste. «L'azienda, che invece è da sempre attenta alla scelta degli ingredienti e ha a cuore la salute degli animali, ha subìto un grave danno da questa indagine da cui poi è uscita totalmente scagionata» spiega l'avvocato Elena Franchini. Nel campione - prelevato da un unico lotto tra migliaia - esaminato dai Nas di Padova, era stata rilevata la presenza di alcuni milligrammi di melamina sul chilo. Nel frattempo però le normative europee erano cambiate e la soglia di tolleranza era stata ulteriormente modificata. Con quei nuovi paletti l'irregolarità non sarebbe stata nemmeno contestata. Inoltre l'istituto superiore di Sanità aveva rifatto le analisi rintracciando «una irrilevante quantità di melamina». L'istituto zooprofilattico del piemonte infine aveva stabilito che per nessun animale la causa di morte era quella intossicazione. la sostanza peraltro, fa notare il legale della ditta, è presente in molti oggetti di uso comune. «Il legislatore europeo riconosce come inevitabile il fenomeno del Carry over, cioè se uso una ciotola di plastica è possibile che io ne trovi nel cibo» spiega il legale. Il giudice dell'udienza penale aveva assolto la Diusapet nel 2011, suggerendo all'Asl di Pavia di verificare la sussistenza di un'eventuale illecito amministrativo. E l'Asl aveva emesso un'ordinanza contro la ditta che riteneva comunque responsabile di una contaminazione degli alimenti con melamina. Nei giorni scorsi invece anche il giudice civile del Tribunale di Pavia, Paola Filippini, l'ha annullata, accogliendo l'opposizione della Diusapet. (m.g.p.)