«Discarica, l’autorizzazione è illegittima»

SANNAZZARO Ai due preannunciati ricorsi (Tar e Comunità Europea) da parte del pool di Comuni contro l'autorizzazione Aia alla discarica di cemento amianto di Ferrera, si aggiunge da ieri un'interrogazione in consiglio regionale di Iolanda Nanni del Movimento 5 Stelle che solleva dubbi sulla legittimità dell'Aia stessa. Nel contempo, anche in rete sta per nascere un "rinnovato" comitato anti-discarica che preannuncia azioni ad ampio coinvolgimento e che ha lanciato una campagna di carattere mediatico ricorrendo, con richieste personalizzate, alle note trasmissioni televisive Report e Striscia la Notizia per «le palesi incongruenze logistiche che affiancano la discarica a reti sotterranee di gasdotti ed oleodotti ed alla vicina raffineria Eni».Da qui anche la richiesta di un possibile intervento del Gabibbo. «Percorriamo tutte le strade possibili – dice Loris Arnè che del movimento spontaneo è una delle anime ispiratrici – anche quelle dell'informazione che spazia da giornali a tivù sino ai social network». Intanto Iolanda Nanni conferma: «Ho sollevato forti dubbi sulla legittimità del via libera arrivato contro la volontà di ben 22 sindaci dopo che il consiglio regionale aveva approvato all'unanimità una mozione che impegnava la giunta ad applicare i criteri del nuovo Piano regionale rifiuti anche agli iter autorizzativi già avviati, secondo il principio di precauzione imposto dall'ordinamento italiano e comunitario, ribadito di recente anche dal Consiglio di Stato. Alla luce di tutto questo, l'approvazione del progetto-discarica potrebbe essere giudicata illegittima». Nanni si rifà al decreto di Aia regionale che «disapplica volutamente ed esplicitamente il vincolo della fascia di rispetto di almeno 300 metri dalle risaie previsto dal Piano rifiuti, disattesa come distanza invece dal progetto di Ferrera». Ed infine: «La mia interrogazione intende far luce sulla dubbia legittimità di un'Aia che crea gravi preoccupazioni tra le popolazioni della zona, le amministrazioni locali, le associazioni che assistono stupite a dichiarazioni di intenti da parte della maggioranza regionale, per nulla supportate poi da azioni che le concretizzino nei fatti. Questa Aia è un vero camuffamento dei termini, che aggirerebbe le norme di legge giustificando un'autorizzazione che altrimenti non sarebbe stata possibile». Paolo Calvi