Sparisce il preside sceriffo Renzi: «Vi ascolteremo»
di Fiammetta Cupellaro wROMA Il popolo della scuola ha chiuso le classi ed è sceso in piazza. L'eco dei cinquecentomila che hanno sfilato per le città d'Italia per dire "no" alla riforma dell'istruzione firmata Matteo Renzi è arrivata fino a Montecitorio dove anche ieri la commissione Cultura è andata avanti con l'esame del disegno di legge la "Buona Scuola". Mentre i sindacati dei docenti, insieme al movimento degli studenti, poco distante dal Parlamento urlavano slogan contro il governo, in una sala sopra l'Aula si procedeva alla discussione del ddl tanto contestato. I tempi stringono e il premier ha messo la riforma della scuola tra le «priorità». Entro il 15 maggio il ddl deve passare alla Camera per la votazione, poi va al Senato. È una corsa contro il tempo perché riforma a parte, ci sono le 100mila assunzioni dei precari da portare in porto entro settembre. Metà giugno è considerato il limite massimo per consentire ai provveditorati agli studi di avere il tempo necessario per sbrigare la burocrazia. Così, da arrivare a settembre con i centomila precari assunti e con la cattedre assegnata a ognuno. Perché su una cosa sono tutti concordi: il capitolo assunzioni non verrà stralciato dal ddl scuola e infilato in tutta fretta un decreto. Spiega Maria Coscia deputata Pd e relatrice della legge: «Il testo che licenzieremo sarà globale. Terrà conto dei contenuti e di chi questi contenuti li metterà in pratica. Non si può pensare di dividere le due cose». L'ordine del governo è di andare "avanti tutta". Così la commissione ha lavorato perfino domenica 3 maggio fino a sera e anche durante lo sciopero generale, mentre nelle piazze la folla chiedeva di fermarsi e rivedere tutto. Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini lo ha definito «uno sciopero politico» legato a «strategie elettorali» accusando i sindacati di essere su «posizioni antiche». «È da sette anni che non c'era uno sciopero generale sulla scuola? È perché da sette anni nessuno si occupava di cambiarla». Roma, Milano, Catania, Palermo, Torino. Professori e studenti hanno sfilato insieme. Anche a Bolzano dove ieri è arrivato il premier. «Noi ascoltiamo la proteste – ha detto Renzi – è giusto condividere e parlare. Ma per la prima volta, questo governo stanzia 3miliardi di euro per la scuola. Sono pochi? E quelli prima di noi, quanti erano?». Ma uno spiraglio alla "piazza" e ai sindacati il governo questa volta l'ha concesso. È stato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, martedì sera alla vigilia dello sciopero ad annunciare in tv: «Se ci sono modifiche da fare le faremo. Non c'è chiusura totale». E infatti, in commissione è stata rivista la questione che riguarda la figura del preside-sindaco. Uno dei punti più contestati del disegno di legge è stato modificato il giorno prima dello sciopero. Spiega la relatrice Coscia: «Abbiamo modificato l'emendamento sui poteri dei presidi ed il Piano dell'offerta formativa». Inizialmente, il ddl prevedeva che il Piano fosse elaborato in piena autonomia dal dirigente scolastico, mentre l'emendamento approvato stabilisce che «il Piano è elaborato dal collegio docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e amministrazione definiti dal dirigente scolastico. Il Piano è poi approvato dal Consiglio di circolo o di istituto». Ma forse questa sarà l'unica "concessione" alla protesta. Sono le 14 quando le piazze d'Italia si svuotano. Il popolo della scuola torna a casa. A Montecitorio la commissione Cultura rientra nella Sala del Mappamondo. L'esame del ddl «la Buona Scuola» riprende fino a venerdì. ©RIPRODUZIONE RISERVATA