È morto l’uomo ferito a Torrevecchia

di Maria Fiore wPAVIA Non ce l'ha fatta l'uomo di 40 anni, di origine marocchina, vittima dell'agguato armato di lunedì pomeriggio nelle campagne di Zibido al Lambro, a Torrevecchia Pia. Si è spento nella notte al San Matteo, dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico nel tentativo di ridurre le lesioni interne all'addome e le ferite alla schiena, causate da una scarica di pallini esplosa da un fucile da caccia. Ieri pomeriggio erano ancora in corso gli accertamenti per una sua precisa identificazione: al momento della sparatoria, infatti, l'uomo non aveva con sé documenti. È stato quindi necessario procedere all'esame delle impronte digitali, che avrebbero già fornito una indicazione sull'età e sul nome della vittima, ma le generalità vanno ancora confermate. L'uomo, comunque, è di nazionalità marocchina e, secondo indiscrezioni, era arrivato in Italia da poco. Non aveva, comunque, una dimora fissa. L'ipotesi emersa finora dalle indagini della procura, guidata da Gustavo Cioppa, è che l'uomo sia rimasto coinvolto in un regolamento di conti legato allo spaccio di droga, come sembra indicare, peraltro, la stessa zona dell'agguato, da tempo al centro di segnalazioni dei residenti e dei proprietari dei terreni. In questa direzione va anche il ferimento di un altro uomo, della stessa nazionalità, una ventina di minuti dopo la sparatoria di Torrevecchia, in una zona che si trova dietro il centro commerciale di Landriano. Abdellaram Kafee, di 33 anni (in questo caso l'identificazione è stata possibile perché aveva i documenti con sé), è stato raggiunto da una scarica esplosa dalla stessa arma, mentre si trovava in una zona vicina al centro commerciale di Landriano, in via Einaudi. Le sue condizioni sono ancora gravi, ma non sarebbe più in pericolo di vita. Si trova ricoverato all'ospedale San Gerardo di Monza, dove potrebbe essere sentito dagli investigatori nelle prossime ore. La sua testimonianza è di fondamentale importanza per chiarire le ragioni che stanno alla base del doppio agguato e soprattutto per tentare di dare un volto e un nome al killer. Nelle mani degli investigatori ci sono altre due testimonianze-chiave. Quella di un ragazzo che si trovava nella campagna di Zibido per acquistare della droga, che ha riferito di avere visto due persone su un'automobile rossa, con un fucile (è stato anche rapinato), e la versione di un altro testimone che, a Landriano, ha parlato invece di una sola persona. Versioni da vagliare e confrontare con i dettagli che stanno emergendo dai rilievi scientifici. I carabinieri stanno dando la caccia a una Suzuki Ignis rossa, che potrebbe essere quella utilizzata dai killer, ma finora le indagini non hanno portato a risultati. Le ipotesi restano quelle iniziali, già emerse subito dopo la sparatoria: una partita di droga non pagata oppure un regolamento di conti all'interno di una lotta per il controllo del giro di spaccio in quel territorio. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA