Il Milan resta di Berlusconi. Per ora
MILANO La svolta epocale probabilmente arriverà ma è rinviata, di quanto è difficile dirlo. Il Milan resta nelle mani di Silvio Berlusconi che, prima di cederlo al broker tailandese Bee Taechaubol, dovrà riflettere ancora perchè quando in ballo c'è il cuore non si può avere fretta. Berlusconi lascia Arcore in tarda mattinata e arriva nel centro di Milano per incontrare l'acquirente nel suo albergo di lusso sotto le guglie del Duomo. Una certa tensione e un velo di tristezza si leggono sul volto del presidente che esorta i giornalisti a smobilitare per convocarli in un'altra location. Intorno alle 11.30 inizia il faccia a faccia e a sorpresa Berlusconi spiazza tutti, annunciando che vuole mantenere il 51%. Serve tempo, ci vogliono pazienza e garanzie. Sulle percentuali si gioca la trattativa, Bee è definito da Berlusconi una persona serissima anche se il presidente commette un lapsus freudiano, chiamandolo Mr.Lee, come il leader della cordata cinese. «È tutto in discussione. È possibile che io mantenga il 51%», dice il presidente che vuole rimanere tale. «Per me è un affare di cuore. Ci siamo dati appuntamento tra qualche tempo. Ho trovato in Mr. Bee una persona assolutamente seria che ha rispettato gli adempimenti tecnici». Mr. Bee conferma: «C'è da lavorare e i dettagli da sistemare ma speriamo di chiudere al più presto. Non posso parlare di cifre, ci sono diverse operazioni da preparare». L'entourage di Berlusconi fa sapere che quella di mantenere il 51% non è una possibilità ma una ferma volontà. Il presidente tentenna: troppe le cose da definire dai numeri all'organigramma, dal ruolo di Galliani alle possibili new entry. Alla fine, i due si salutano. Lo fanno alla maniera buddista con il "Namaste", mani giunte sul petto e capo chino. Un saluto non di maniera per gli asiatici ma un viatico per un rapporto più profondo.