«Le donne di successo e i loro trucchi per vivere meglio»

PAVIA Dalla presidente Rai Anna Maria Tarantola a Barbara Berlusconi, dalla ministra Marianna Madia alla presidente della Camera Laura Boldrini. Sono queste le "donne Alfa", le "ragazze di successo" che si confessano e svelano i loro consigli di vita nel nuovo libro di Maria Latella "Il potere delle donne" che l'autrice presenterà domani sera al Collegio Nuovo (ore 21), chiacchierando con Silvia Illari. Maria Latella, da dieci anni punto di riferimento dell'informazione politica di SkyTg24, conduce ogni domenica il suo programma, "L'Intervista", che ha ricevuto il Premio Ischia come miglior programma di attualità e politica. Editorialista del quotidiano romano «Il Messaggero», fa parte del board del Centro Studi Americani e del board Education di Samsung. Ha lavorato per il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera per ventitré anni, prima inviata di politica per il Corriere della Sera e poi direttore, dal 2005, del settimanale "Anna". Nel 2006 ha guidato la trasformazione del periodico nel nuovo "A". Da quale "emergenza" nasce il suo libro "Il potere delle donne?" «Ho cominciato ad avvertire il bisogno (lo chiamerei proprio così) di scrivere un libro come "Il potere delle donne" pensando ai tanti consigli che mi sarebbe stato utile ricevere a venti, trenta e anche a 40 anni. Avrei commesso tanti errori in meno se dove lavoravo ci fossero state delle donne con più esperienza di me e con un percorso simile a quello che stavo facendo io. Avrei potuto chiedere loro come avevano affrontato e risolto piccole e grandi crisi di redazione o di ufficio, ansie da prestazione e ansie da genitore. Purtroppo non ho avuto questa possibilità. Oggi, invece, ci sono donne "role model", donne che hanno sperimentato la difficoltà di tenere insieme tutto e che possono condividere i loro trucchi per vivere meglio. Pensando alle "Millennials", alle ragazze che come mia figlia Alice sono nate dopo gli anni Ottanta, ho pensato di chiedere consigli a donne di successo. E di condividerli con le più giovani, alle quali il libro è dedicato». Con l'espressione "potere delle donne" cosa intende? «Il potere delle donne consiste nel riuscire a fare tante cose insieme e spesso nel riuscire a farle bene. Potere è far lavorare un team con l'autorevolezza della leader ma senza l'arroganza del capetto. Nel libro c'è un capitolo dedicato a come reagiscono le donne di fronte alla parola "potere". Molte la rifiutano, ne sono spaventate. Come se coincidesse col peggio del peggio. Io penso invece che, senza farne lo scopo della vita, gestire un potere, piccolo o grande, possa far crescere la persona che ne dispone e quelli che con lei collaborano». Chi sono le donne che si raccontano nel libro e come ha raccolto le loro testimonianze? «Sono donne diverse per generazione, professione, notorietà. Ci sono nonne, come la presidente della Rai Anna Maria Tarantola o l'ex ministro della Giustizia Paola Severino e ci sono neo mamme come Barbara Berlusconi e Marianna Madia. Sono donne diventate famose per aver ricoperto per la prima volta un ruolo prima riservato agli uomini, come la ministra della Difesa Roberta Pinotti o donne coraggiose come la magistrata di Latina Lucia Aielli che per le sue sentenze contro la camorra sempre più presente nell'Agro Pontino ha avuto la sgradita sorpresa di vedere annunciata la sua morte su manifesti listati a lutto. Ho cercato di mescolare donne già note a donne che lo sono meno ma che comunque rappresentano un modello. L'astrofisica Sandra Savaglio, per esempio, che ha scelto di tornare nell'università di Calabria dove ha studiato, anche se negli Stati Uniti e in Germania aveva raggiunto notevoli successi. A tutte ho chiesto come si supera una sconfitta o come si riesce a farsi ascoltare in una riunione, come si chiede un aumento di stipendio e come si mette a posto un corteggiatore invadente. Dall'attrice Paola Cortellesi all'avvocato Claudia Parzani, presidente di Valore D, sono state tutte molto generose». Al di là di queste donne che hanno saputo farsi strada, l'Italia è un paese per donne? Se non lo è, cosa manca perché lo sia? «Non so se esistano "paesi per donne". La Scandinavia è certo molto piùavanti di noi, sia per riconoscimento di ruolo pubblico che per la condivisione degli oneri della vita domestica e della cura dei figli, ma quel che percepisco, in realtà un po' ovunque, è la mancanza di un lavoro comune su ragazzi e ragazze. Non si spiegano altrimenti la violenza sessuale e il bullismo via Internet che ha spesso per vittima tante ragazzine. Non si spiegano altrimenti le tante donne uccise dai loro uomini. In Italia uno stillicidio agghiacciante. Viviamo tempi molto confusi e credo che uomini e donne, specialmente in Italia ma non solo in Italia, dovrebbero aiutarsi e capirsi. Vedo invece diffidenza, se non paura». Lei è stata per anni direttore della rivista "A". Qual è il ruolo delle riviste femminili nel "sostenere" la donna? Per lei qual è il giusto mix di contenuti che da una parte lasci emergere le differenze di genere e dall'altra la parità maschile e femmimile? «Non ho la presunzione di stabilire quale sia il ruolo delle riviste acquistate dalle donne. Ognuna fa caso a sè, dipende dal direttore e dall'editore. Ci sono quelle pensate in chiave di puro svago, dove l'informazione è più che altro limitata alla vita di qualche celebrity e a come prendersi cura del corpo, e altre che percepiscono lo spirito del tempo, il vento che soffia in direzione di un nuova presenza e forza delle donne. Con il settimanale "A" abbiamo cercato proprio di cogliere questo spirito. Se ci fa caso, molte delle donne più celebri sulla scena mondiale hanno sostituito uomini costretti a lasciare I riflettori. Angela Merkel ha preso il posto del suo anziano mentore, Helmut Kohl, fiaccato da un'inchiesta sulla corruzione. Christine Lagarde èstata nominata a capo del Fmi dopo che le debolezze di Dominque Strauss Kahn erano emerse con la forza di uno scandalo mondiale (e ancora non chiarito). Perfino la candidata più famosa del momento, Hillary Clinton, si è presa la scena dopo un caso ancora una volta a sfondo sessuale, la storia tra Monica Lewinsky e suo marito Bill. E'come se, in un mondo arrogante e fragile, alle donne venisse richiesto di tornare al ruolo di "madri di famiglia con la testa sulle spalle". Ma questa volta senza restare nell'ombra. Vedremo. Certo, non credo alla guerra tra i sessi. O si rema insieme o non si va da nessuna parte». Marta Pizzocaro