«Ho ucciso anche i miei due figli per non lasciarli orfani»
MOTTA VISCONTI Nella villetta dell'orrore, in via Ungaretti a Motta, tutto è rimasto come quella notte. I giocattoli dei bambini, gli abiti e le suppellettili sparpagliati per terra dallo stesso Carlo Lissi, che quella notte di follia aveva provato a simulare una rapina. E il sangue sul pavimento del soggiorno, proprio sotto le fotografie di una coppia all'apparenza felice e dei suoi due figli.Uccisi mentre dormivano tranquilli nei loro letti. «Perché anche i bambini»?, aveva chiesto il pubblico ministero a Lissi subito dopo il fermo. «Perché sarebbero rimasti anche dopo un eventuale divorzio», aveva risposto lui, con freddezza. Due mesi fa, però, il 28 febbraio, il tecnico informatico che la notte dell'omicidio si fece portare una pizza e una birra nella caserma dei carabinieri, ha cambiato versione. «Li ho uccisi perché sarebbero rimasti orfani, io li amavo», ha spiegato l'imputato. Lissi, allo psichiatra che lo ha giudicato seminfermo di mente, ha anche raccontato di come si sentiva «schiacciato» dalla moglie, del matrimonio che sentiva come una gabbia, del sentimento che provava per una collega più giovane, per la quale aveva perso la testa. E della decisione, quella sera di giugno, di chiedere il divorzio. «Lei ha detto che non mi avrebbe fatto più vedere i figli», prosegue il racconto di Lissi. Che parla di un litigio, quella sera. «Eravamo in taverna, lei è scappata di sopra, l'ho inseguita con il coltello che ho preso dal ceppo in cucina. Il primo colpo l'ho indirizzato al collo mentre ero alle sue spalle. Lei piangeva disperata, gridava "no", ma io non riuscivo a fermarmi. Ho pensato di concludere il disastro sia con i figli che con me. Sono salito in cameretta e ho fatto quello che ho fatto. Mi pare di avere colpito prima Giulia, poi Gabri. Poi ho cercato di farlo su di me ma non ho avuto il coraggio». (m. fio.)