Botte e stregoneria per farla prostituire

di Maria Grazia Piccaluga wPARONA Aminah viene dall'inferno. È scampata alla furia dei soldati di Boko Haram in Nigeria, ha perso un figlio, ucciso mentre lo stringeva tra le braccia dai miliziani libici, ha attraversato il mare su un barcone. E in Italia, dove sperava di trovare rifugio all'interno della comunità nigeriana, è caduta in un'altra trappola: costretta a prostituirsi da due donne, sue connazionali. Picchiata, ricattata, soggiogata con la minaccia di un rito vudù. In 24 anni ha vissuto già tre vite. Ma quella che era costretta a subire, giorno e notte, alla rotonda di Parona le è diventata insopportabile. Ha trovato la forza di denunciare chi la ricattava solo per paura di morire, raggiunta dagli strali di un rito esoterico. Prima ha bussato alla porta di una onlus di Novara "Liberazione e speranza", poi si è presentata in una caserma dei carabinieri. I militari di Novara hanno identificato e fermato le due nigeriane che la trattavano come una schiava. Erano lì, alla rotonda di Parona Annabelle ed Esther, e prima di arrendersi hanno tentato la fuga nei campi e graffiato i carabinieri. Ieri mattina il sostituto procuratore di Pavia Mario Andrigo, che ha coordinato l'indagine, ha chiesto il fermo al giudice delle indagini preliminari Carlo Pasta. Le accusa di estorsione e non di sfruttamento perché la 24enne non è mai stata consenziente. Aminah ancora non dorme la notte. La svegliano gli incubi sul rito "yu-yu", praticato in alcune zone dell'Africa e anche nel suo villaggio, che le due donne hanno minacciato di esercitare su di lei. La sua colpa: essersi rifiutata di versare una rata troppo ravvicinata dell'"affitto" della piazzola su cui era costretta a prostituirsi. Duecento euro al mese. Quando, dopo una fuga tragica dal suo Paese, era approdata nel Nord Italia Aminah era sola, spaesata, senza casa nè soldi. Ha trovato accoglienza nella comunità dei suoi connazionali. Ma si è imbattuta nelle persone sbagliate. Annabelle ed Esther le hanno promesso un lavoro: ma le hanno fornito vestiti succinti, hanno spiegato cosa fare con i clienti e l'hanno scaricata sulla piazzola alla rotonda di Parona. Un incubo durato dieci mesi. La ragazza aveva già versato 2mila euro alla sua "madame", come ha definito tra le lacrime Annabelle agli inquirenti, ma la sfruttatrice voleva di più. All'inizio di aprile, dopo aver incassato l'affitto di marzo, pretendeva già altri soldi. Il rifiuto ha scatenato l'ira di "madame" che un giorno si è presentata alla piazzola con due connazionali. Aminah è stata minacciata, picchiata, presa a pugni e a bastonate. E' riuscita a sfuggire alle sue aguzzine e a salire su un treno. Quando è scesa, ferita e sanguinante, ha incrociato una pattuglia di carabinieri che l'hanno accompagnata in ospedale. Ha promesso di fare denuncia ma poi, una volta dimessa, è sparita. A convincerla è stata l'ultima minaccia: Esther e Annabelle si sono ripresentate alla piazzola con una bottiglia contenente urina. L'hanno versata sulla ragazza e le hanno strappato la maglietta ormai intrisa. Con quel feticcio, il lembo di stoffa stracciato, l'hanno ammonita: avrebbero compiuto un terribile rito "yu-yu" che l'avrebbe portata alla pazzia, se non alla morte.