Adelmo Cervi e la memoria tenace della lotta per la libertà
GARLASCO «Avevo quattro mesi quando mio padre e i suoi fratelli furono fucilati dai fascisti. Oggi giro l'Italia per portare alto il loro nome, quello della giustizia e della libertà». Adelmo Cervi, 72 anni, sarà giovedì a Garlasco (alle 21 alla biblioteca civica di via Ss. Trinità) per presentare la storia della sua famiglia, riassunta nel libro "Io che conosco il tuo cuore", scritto con Giovanni Zucca (Ed. Piemme). Il figlio di Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi, sta girando il Nord Italia per ripercorrere la vicenda dei sette fratelli giustiziati al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre 1943. E anche quella di suo nonno Alcide, che nel 1955 pubblicò "I miei sette figli", un classico della Resistenza stampato in centinaia di migliaia di copie e tradotto in moltissime lingue. Adelmo, lei gira l'Italia per commemorare suo padre e i suoi zii. La loro storia è ancora attuale? «Certamente. Io mi ritengo figlio di un padre strappato alla vita. Voglio rivendicare la sua storia e, al tempo stesso, di essere figlio di un uomo, non di un mito pietrificato dal tempo e dalle ideologie. Non mi piace ricordarlo con la parola "martire". Credo che valga molto di più parlare di persone che hanno dato la vita per combattere l'ingiustizia». Oggi lei ha uno strumento in più: il libro scritto con Giovanni Zucca. Come viene accolto dal pubblico? «In modo molto caloroso. Si tratta di una vicenda racchiusa tra due fotografie. La prima, degli anni Trenta: una grande famiglia riunita, contadini della pianura reggiana, sette fratelli, tutti con il vestito buono, a fianco di sorelle e genitori. La seconda, due anni dopo la fucilazione: solo vedove e bambini, indifesi di fronte alla miseria, ai debiti, anche alle maldicenze. Io sono seduto sulle ginocchia del nonno con l'espressione di chi è sopravvissuto a una tempesta. La mia è la voce di un bambino che ha imparato a cullarsi da solo, perché mio padre era morto troppo presto e la madre era china sui campi». L'eredità dei fratelli Cervi è ancora viva nell'Italia del 2015? «E' viva nella Costituzione nata dalla lotta di Resistenza al nazifascismo. Sta solo a noi, arrivati dopo il sacrificio della mia famiglia e di migliaia di altri combattenti, mettere in pratica i princìpi scritti dopo la Liberazione. Per questo motivo credo che i sette fratelli non siano morti invano. Ricordo, in particolare, la frase pronunciata da mio nonno Alcide al funerale dei suoi figli, nell'ottobre 1945: "Dopo un raccolto ne viene un altro"». Suo nonno Alcide ha visto morire sette figli. Che cosa le ha raccontato di quel tragico episodio? «Mi ha raccontato più volte la sua infinita sofferenza. Ma subito dopo mi ha spiegato che al poligono di tiro di Reggio Emilia non aveva perso solamente sette figli: anche tutti i morti caduti per la libertà d'Italia erano suoi figli».